Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Mose, Nunziata se ne va dopo soli tre mesi. Ancora polemiche sulla grande opera

Fonte: La Nuova Venzia del 28-03-2020

Il terzo commissario se ne va. La notizia era stata pubblicata qualche settimana fa dalla Nuova. Subito smentita con indignazione. «È al suo posto, sta lavorando», aveva detto la commissaria Elisabetta Spitz. Invece ieri la conferma ufficiale è arrivata. Due righe secche, inviate dal prefetto di Roma Gerarda Pantalone al ministero, all’Anac e alle istituzioni veneziane. Segno forse dell’irritazione del rappresentante dello Stato, che aveva nominato Vincenzo Nunziata amministratore straordinario del Consorzio Venezia Nuova il 19 novembre scorso. Una nomina che non ha lasciato il segno. Perché dopo un breve periodo di prova Nunziata ha deciso di gettare la spugna. Lo aveva annunciato lui stesso un mese fa al prefetto di Roma. Quali i motivi di questa scelta che aggiunge tensioni e incertezze nella già difficile governance del progetto Mose?TENSIONIFin dall’inizio il «terzo commissario», pur richiesto più volte dagli altri due, aveva dimostrato una scarsa sintonia con i colleghi. La prima richiesta era stata quella di pubblicare le consulenze affidate in questi quattro anni di gestione straordinaria, peraltro tutte pubblicate sul sito del Consorzio. Divisione evidente tra amministratori. E forse la consapevolezza che il cammino della grande opera è ancora irto di ostacoli. 

COMMISSARI Dopo lo scandalo delle tangenti e gli arresti della struttura di vertice del Consorzio Venezia Nuova, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone aveva deciso il commissariamento. Il prefetto di Roma aveva nominato allora due commissari, Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola. Il terzo si era dimesso. Poi dopo quattro anni l’arrivo di Nunziata, Avvocato dello Stato come Fiengo. Un altro commissario per accelerare i lavori era stato nominato nell’ambito della legge Sblocca cantieri. L’ex dirigente del Demanio Elisabetta Spitz, artefice della sdemanializzazione di importanti siti di proprietà pubblica nei primi anni Duemila. Compreso il passaggio dei bacini di carenaggio e dell’Arsenale Nord in concessione per trent’anni al Consorzio di Mazzacurati, per avviare in quel luogo la manutenzione e la gestione delle paratoie del Mose

MARGHERA Una scelta oggi rimessa in discussione, dopo la decisione dell’ex provveditore alle Opere pubbliche Roberto Linetti di trasferire la manutenzione a Marghera, nell’area ex Pagnan, la stessa dove erano state trasportate le paratoie.I cantieriNon si placa intanto la polemica sulla sicurezza dei cantieri del Mose. Anche qui visioni diverse tra gli amministratori del Consorzio e la commissaria Spitz. «Il Mose è un’opera pubblica strategica, i lavori devono andare avanti», aveva scritto Spitz ai commissari del Consorzio. Ma molti problemi adesso vengono alla luce. In particolare nei cantieri di Chioggia e Malamocco, dove gli operai lavorano nelle gallerie sott’acqua, in condizioni di rischio anche per l’estrema vicinanza uno all’altro, in mancanza di mensa e di servizi igienici adeguati. Nei giorni scorsi i cantieri sono stati ispezionati dallo Spisal, che ha inviato una relazione dettagliata.

LE PROVER allenta il ritmo delle prove programmate sulle paratoie. Saltata quella di inizio marzo, sospesa per la mancanza delle condizioni di sicurezza, adesso si dovrebbe tornare a sollevare la schiera delle paratoie il 31 marzo e il 1 aprile a Chioggia. L’orizzonte temporale è quello del 30 giugno prossimo.  Quando secondo il ministero e la commissaria Spitz il Mose dovrà essere pronto a funzionare in casi di emergenza. Per allora dovranno essere conclusi gli impianti definitivi e anche la control room.Oggi infatti i sollevamenti vengono fatti uno alla volta, con una manovra manuale, e ancora non sono pronti i generatori da utilizzare in caso di mancanza dell’energia elettrica. MARE MOSSO Mancano ancora le sperimentazioni in condizioni di mare agitato e vento forte. Com’era la sera del 12 novembre scorso, con l’acqua alta eccezionale a 187 centimetri, onde alte tre metri, venti di bora e scirocco a 100 chilometri l’ora. In quelle condizioni, denunciano i tecnici, ci potrebbero essere dei problemi di risonanza delle paratoie. Anche questo occorrerà verificare, prima di definire il Mose concluso. 

I SOLDI 

La gran parte dei soldi necessari per la grande opera sono stati finanziati, anche se ancora tutti non disponibili. Mancano all’appello 400 milioni di euro derivati dal ricalcolo degli interessi dei mutui concessi dalla Bei negli anni Duemila. E mancano i soldi necessari perla manutenzone, almeno 100 milioni di euro ogni anno. Intanto serve liquidità per garantire gli stipendi dei 250 dipendenti del Consorzio e delle sue imprese. 

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Grazie, l'iscrizione è avvenuta con successo. Controlla la tua mail e clicca sul link per confermarla.