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Mose, nuovi test a Chioggia paratoie sollevate in 15 minuti

Fonte: La Nuova Venezia del 14-05-2020

Nove paratoie martedì, nove ieri mattina. La barriera di Chioggia funziona, per ora senza i problemi alle staffe e alle valvole segnalati in precedenza. Nuovi test per la movimentazione del Mose. La squadra di Comar e del Consorzio, coordinata dall’ingegnere Davide Sernaglia, ha effettuato le prove di sollevamento. Stavolta con i compressori a pieno regime. «Siamo soddisfatti», dicono i tecnici, «è andato tutto bene, siamo riusciti ad alzare una paratoia in 16 minuti, il tempo previsto dal progetto». Prove decisive, in attesa del prossimo sollevamento previsto per il 30 maggio delle barriere di Malamocco e Chioggia insieme. Infine, il 30 giugno, delle quattro schiere in una volta. Possibile grazie anche al ponte radio allestito dai militari. «In questo modo dicono gli ingegneri», potremo comandare tutto dall’isola artificiale del Lido, anche se i collegamenti definitivi non sono completati. Si corre dunque. Cercando di saltare gli ostacoli che ancora si frappongono alla conclusione dei lavori – prevista per il 31 dicembre del 2021 – e al collaudo della grande opera. Riparazione di guai scoperti durante la gestione commissariale. Opere fate male e danneggiate, altre da rifare quasi completamente come la conca di navigazione di Malamocco. Manutenzione sottovalutata, che costerà almeno 100 milioni di euro l’anno, corrosione e tensionatori da rimettere a posto. Sabbia che ancora adesso ricopre le paratoie di Punta Sabbioni. 

Luogo che non a caso si chiama così. Incognite anche finanziarie. Dopo mesi di polemiche frontali, progetti bocciati dal Comitato tecnico e pagamenti non completati, il Provveditore alle Opere pubbliche Cinzia Zincone ha scritto la sua proposta «finale» agli amministratori del Consorzio Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, nominati da Anac e ministero dell’Interno all’indomani dello scandalo e degli arresti per corruzione. Sostiene che i lavori fatti per riparare i guasti e anche altri già in corso alle bocche «non fanno parte dell’avviamento dell’opera». Dunque, non potranno essere sostenuti dal Provveditorato. Il Consorzio replica: «Quei soldi non li abbiamo». Le piccole imprese rimaste a lavorare dopo l’allontanamento delle grandi Mantovani, Fincosit e Condotte, adesso reclamano il pagamento dei contratti e dei lavori già fatti. Ma anche «certezza per il futuro». Nelle ultime ore incontri ravvicinati per arrivare a una tregua. Perché le imprese hanno scritto per la terza volta a Zincone e alla commissaria Sblocca cantieri Elisabetta Spitz di essere disposte a fermare i lavori se non saranno pagate. Mettendo così a rischio il cronoprogramma già approvato. «Stavolta facciamo sul serio», dice il portavoce Devis Rizzo, presidente di Kostruttiva. Incontro convocato per il 20 maggio per cercare di sbloccare i fondi per i pagamenti. Se non sarà così, il completamento del Mose potrebbe slittare ancora.

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