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20 milioni per il Mose ma le imprese lanciano un nuovo ultimatum

Avevano scritto una nuova lettera dopo il comitato consultivo del mattino, confermando lo stop ai cantieri del Mose dall’1 marzo. Ma il secondo ultimatum delle imprese del Mose ha portato allo sblocco di 20 milioni di euro.

VENEZIA L’ultimatum era arrivato in tarda mattinata, dopo la riunione del comitato consultivo del Consorzio Venezia Nuova. «Le istanze avanzate sono rimaste del tutto irrisolte oltre che prive di qualsivoglia riscontro – avevano scritto i rappresentanti delle imprese in una lettera – Ci vediamo costretti a confermare il già preannunciato intendimento a sospendere le attività operative sui cantieri in essere». Parole con cui Devis Rizzo, Massimo Paganelli, Renzo Rossi, Giovanni Salmistrari, Giacomo Calzolari e Luigi Chiappini – i rappresentanti delle imprese che stanno concludendo il Mose – annunciavano lo stop ai lavori dall’1 marzo, come anticipato un paio di settimane fa con la prima clamorosa protesta epistolare. E che hanno portato però a uno sblocco della situazione: in serata il supercommissario «sblocca cantieri» Elisabetta Spitz ha infatti comunicato che la situazione sarà risolta grazie allo stanziamento da parte del Provveditorato alle opere pubbliche di una ventina di milioni di euro che serviranno proprio a far fronte ai pagamenti delle imprese che avanzano dei soldi.

Il provveditore reggente Cinzia Zincone ha infatti firmato in giornata un provvedimento che sblocca i fondi e consente al Consorzio Venezia Nuova di usarli subito. Spitz ha poi voluto precisare di aver ricevuto rassicurazioni da parte del Cvn – in seguito a un incontro con uno dei tre amministratori straordinari, Vincenzo Nunziata – sull’impegno «a destinare tali risorse alle imprese in attesa di essere pagate, per evitare che i lavori vengano interrotti». D’altra parte i commissari del Consorzio erano stati chiari: sebbene le Pmi stiano lavorando principalmente a opere «complementari» (linea di manutenzione, Piano Europa, risoluzione di alcune criticità e così via), il loro stop avrebbe comunque bloccato anche quel nuovo cronoprogramma che, proprio su input di Spitz e su mandato del governo, ha portato a ipotizzare una chiusura di tutte e quattro le barriere contemporaneamente a fine giugno e l’uso del Mose in caso di maree eccezionali (l’ordine di grandezza potrebbe essere dai 140 centimetri in su) già dal prossimo autunno, in attesa della conclusione e del collaudo definitivo dell’opera per il 31 dicembre 2021. Alcune di loro hanno infatti la gestione delle singole bocche e questo avrebbe reso impossibili i test. Tra l’altro le imprese, proprio in segno di protesta contro i mancati pagamenti, si erano già rifiutate di rispondere positivamente alla richiesta del Consorzio di fornire il personale da formare per creare le altre tre «squadre» necessarie per i sollevamenti contemporanei.

L’accordo arriva peraltro nel giorno in cui è anche stata comunicata la data della nuova riunione della «cabina di regia» informativa guidata dal prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto, che dovrà proprio affrontare l’analisi del cronoprogramma. Nel frattempo, mentre lunedì sera si è svolto un nuovo test di sollevamento a Malamocco ( il prossimo sarà il 3 marzo a San Nicolò), il Consorzio aveva anche pubblicato un bando per la ricerca di un finanziamento bancario di 80-100 milioni di euro, proprio per garantire la continuità dei lavori fino all’estate. Il problema resta infatti quello della cassa, visto che per quello che riguarda gli stanziamenti i responsabili finanziari del Cvn hanno confermato che ci sono 700 milioni di euro disponibili per concludere l’opera.

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