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Mose, sarebbe bastato un buon Magistrato delle acque

Fonte: La Nuova Venezia del 13-07-2020

Dopo quasi 54 anni dall’acqua granda del’66, 44 governi della Repubblica, 34 presidenti del consiglio, 37 ministri dei lavori pubblici, 12 presidenti di Regione e quasi 8 miliardi di euro di spesa a carico dei contribuenti italiani, un’opera – che doveva essere ultimata nel 1995 – è stata “testata” venerdì in pompa magna con la supervisione del Presidente del Consiglio e altri tre membri del governo. Con il mare piatto e il sole splendente. Peccato che il Mose serva in situazioni eccezionali e non certo normali. “Non è un’inaugurazione – ha detto il premier – siamo qui per un test”. E la supercommissaria Spitz ha precisato: “Il Mose non è finito, ci sono ancora 18 mesi di test e il collaudo, poi ci vorranno anni per ottimizzare i processi gestionali”. Perché allora organizzare una passerella se quello che serve sono piuttosto prove tecniche rigorose fuori dalle luci dei riflettori per capire cosa funziona e cosa non va? Il fatto è che manca la trasparenza assoluta sui problemi che ci sono e non si cercano le competenze di assoluta eccellenza per affrontarli. Continua invece ad imperare l’autoreferenzialità del Consorzio Venezia Nuova anche dopo il commissariamento. Forse perché ci sono in palio 100 milioni di euro l’anno per la gestione? Ecco che allora si ipotizza una struttura collegiale (con dentro Comune, Città metropolitana, Regione, Autorità portuale e Capitaneria di Porto, oltre ai ministeri competenti e al Magistrato alle Acque, che verrà ricostituito) sia per la gestione del Mose che le decisioni sulla Laguna di Venezia, con un direttore per premere il pulsante che alza le dighe. 

Ma davvero si pensa che una tale problematica tecnico-scientifica possa essere gestita da un collettivo politico-burocratico che è proprio ciò che ha condotto all’attuale situazione? Visto che la sede delle scelte politiche esiste già ed è il Comitatone, non serve altro che ricostituire il Magistrato alle acque (inopinatamente abolito da Renzi), ma dandogli il potere e la dignità che aveva nella Serenissima, con un Presidente di valenza tecnica indiscutibile, che decida in autonomia dalla politica, e una struttura tecnica all’altezza che esegue. E visto che, come ha dimostrato tecnicamente il prof. Luigi D’Alpaos, fra 20 anni il Mose sarà già superato dall’innalzamento medio del livello del mare, si agisca con lungimiranza dotandolo anche di un Comitato tecnico-scientifico che si occupi di ricerca sui problemi idraulici e morfodinamici lagunari e sulla biologia di mare e laguna, oltre che per studiare come innalzare il suolo con nuove tecniche ingegneristiche. Pensate a quale investimento straordinario sarebbe per sostenere i giovani talenti e ricercatori delle nostre università, oltre che per salvare Venezia, una città che è patrimonio dell’umanità e che meriterebbe ben altra governance di quella cui è stata soggetta negli ultimi 50 anni. 

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