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Mose, spaccatura tra 5Stelle e Pd

Fonte: Il Gazzettino del 17-04-2020

Il Movimento 5 Stelle critica il provveditore alle opere pubbliche Cinzia Zincone e si schiera apertamente in difesa degli amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova, Fiengo e Ossola, finiti recentemente nell’occhio del ciclone per la vicenda delle consulenze. Una posizione, quella dei pentastellati, di segno opposto a quella del Pd che invece aveva criticato i vertici del Cvn con il deputato Nicola Pellicani che qualche giorno fa invocava la fine della fallimentare gestione commissariale del Consorzio Venezia Nuova e che oggi taglia corto, chiedendo uno stop alle polemiche (anche evidentemente quelle dei colleghi di maggioranza) «perché dice la priorità è finire, abbiamo un provveditore, un supercommissario, i soggetti istituzionali ci sono, ora procediamo».

ATTACCO A ZINCONE

Tirata al banco degli imputati, il provveditore Cinzia Zincone, che secondo il presidente della Commissione lavori pubblici al Senato Mauro Coltorti e la senatrice Orietta Vanin – «rischia di buttare all’aria tutto il lavoro fin qui svolto dalla gestione commissariale del Cvn» e che avrebbe prodotto un atto «che lascerà fuori gli interventi paesaggistici, morfologici e sull’Arsenale, nonché il piano Europa per lasciare solo l’ultimazione delle opere in mare». Un atto, quello nel mirino (il cosiddetto settimo atto aggiuntivo), che per i pentastellati rappresenterebbe un maxicondono giudicato una ignominia etica «per cui dovremmo sanare situazioni sospese che il cittadino ha già pagato abbastanza, ci troveremmo di fronte a centinaia di cantieri che andrebbero alle calende greche perché il Provveditorato di Venezia non ha né le persone né la struttura per tutte le gare che si dovrebbero fare da qui ai prossimi 5-10 anni per appaltare le attività di progettazione e di esecuzione dei lavori a ditte terze». Orietta Vanin per contro sottolinea l’importanza della scelta da parte di Anac dei due amministratori straordinari di Cvn (Fieengo e Ossola) quali persone di provata moralità, è pronta a richiedere quanto prima il reintegro del terzo commissario, possibilmente da scegliere tra esperti del settore tra le forze dell’ordine. Dunque, posizione opposta a quella degli alleati di governo, fermo restando l’obiettivo di finire l’opera quanto prima. Ma quale è il contenuto di questo atto aggiuntivo che ha attirato degli strali del M5S?

L’ATTO CONTESTATO

Di atti aggiuntivi, dalla convenzione del 1991 che regola i rapporti tra l’ex Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia nuova ce ne sono stati già sei, in quasi trent’anni di storia, che hanno recepito mutate esigenze durante la realizzazione della grande opera, che ha visto cambiare leggi e Governi, politici e funzionari. Dunque si è arrivati alla bozza della settima puntata, con un obiettivo ben preciso, secondo il provveditore Zincone, che l’ha condiviso con il supercommissario Elisabetta Spitz e lo ha inteso come una soluzione per prendere atto di alcune criticità ed evidentemente per superarle. Perché, se è vero in linea di principio che chi sbaglia paga, risulta quantomeno aleatorio il recupero delle somme anticipate dal Provveditorato al Consorzio Venezia Nuova per alcune opere mal eseguite o che hanno subito danneggiamenti. «Le numerose cause proseguiranno e daranno ragione al Provveditorato. Ma poi la sentenza sarà di fatto carta straccia perché – dice Zincone – quei soldi di risarcimento non li vedremo mai, anzi, rischiano di strozzare le imprese più piccole, obbligate in solido con il Consorzio. Quindi l’atto vuol essere una tutela nei loro confronti, non il contrario». Dunque, quando i 5 Stelle alludono a un maxicondono, Zincone replica senza mezzi termini che si parla solo di non applicazione delle penali e cancellazione delle riserve a bilancio, un concetto ben diverso. «Se poi il Consorzio incasserà dei soldi dalle cause, li dovrà girare allo Stato».
Insomma, tutto tranne un colpo di spugna. Ma piuttosto la presa d’atto che a causa della dilatazione dei tempi di realizzazione, risulta necessario ricorrere a ripristini e manutenzioni. Se si sta a discutere devo pagarli io o devi pagarli tu, e deve intervenire il giudice, passano altri anni e quindi una eventuale transazione ipotizza che il Provveditorato sostenga le spese dei ripristini e si evitino altri contenziosi, con l’obiettivo di imprimere un’accelerazione.

I LIMITI AL CVN

Nella proposta del Provveditorato, inoltre, viene limitato il campo degli interventi necessari al completamento del Mose alle bocche di porto «a valere sul valore dell’opera, pari a 5.493,154 milioni di euro, nel senso che verrebbero esclusi, ad esempio, gli interventi architettonici, di inserimento paesaggistico, di salvaguardia ambientale e recupero morfologico, la gestione delle manutenzioni, il Piano Europa, la realizzazione degli interventi per la difesa dell’insula di San Marco, tutte opere che si sono aggiunte negli anni. Fatte salve quelle già commissionate e iniziate. Quindi ogni ulteriore attività inerente la fase di avviamento – che proprio a causa del numero esagerato di anni non è mai stato chiaro a chi fosse in capo – verrà eseguita dal Provveditorato, facendo salve le assegnazioni già operate dal Consorzio Venezia Nuova. C’è poi il capitolo del personale di Consorzio, Comar e Thetis che potrà progressivamente essere assorbito dal Provveditorato. Nel frattempo a Roma restano bloccati oltre 400 milioni.

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