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Mose, un altro miliardo per manutenzione e fine lavori

Fonte: La Nuova Venezia del 12-07-2020

Seicento milioni di euro per completare i lavori entro il 2021, data prevista per la fine del Mose. E poi almeno duecento necessari alla manutenzione per i prossimi anni. E ancora 100 milioni per riparare tutti i guai e i guasti scoperti. Soldi che dovranno aggiungersi ai 5 miliardi e mezzo già spesi fino ad oggi per realizzare l’opera. Sono tutti aspetti centrali per la realizzazione della “grande opera” progettata per salvare Venezia. E di cui però non si è nemmeno fatto cenno, durante la cerimonia di venerdì per il sollevamento delle 78 paratoie nelle quattro barriere di Treporti, Lido, Malamocco e Chioggia. Un’inaugurazione dal gran valore mediatico e simbolico, e che tuttavia ha dimostrato ancora una volta come i problemi vadano ancora risolti. Vale, ad esempio, per la schiera di Treporti (21 paratoie) che venerdì mattina si solleva tutta intorno alle 12.15. Si tratta delle barriere mobili più vecchie, interessate dalla corrosione e dalla perdita della vernice protettiva. E anche dalla sabbia, che ancora una volta ne ha bloccato la discesa negli ultimi test. Quattro di quelle verso Punta Sabbioni non si sono riposizionate nei cassoni in calcestruzzo sul fondale e, come hanno spiegato i tecnici, sono rimaste sollevate per qualche grado, circa un metro e mezzo. Altre due non si sono “chiuse”, rialzate di circa mezzo metro. Inconveniente, peraltro, segnalato da tempo. 

Ma nei cassoni non sono stati inseriti strumenti per la pulizia da sabbia e sedimenti. E la rimozione del materiale dovrà essere fatta ogni volta grazie a una sorta di robot, anche questo dai costi piuttosto elevati. Resta, dunque, il grande problema della sabbia e degli accumuli. Ma anche della sostituzione di valvole e tubi danneggiati, dalla manutenzione e dalla corrosione di alcune parti delle cerniere. E fra i tanti guai irrisolti del Mose c’è anche la conca di navigazione di Malamocco. Costata 330 milioni di euro, voluta nel 2003 dal Comune per rendere «indipendente l’attività portuale dalla salvaguardia». Anche qui, però, errori progettuali e misure troppo piccole per contenere le navi di ultima generazione. In più, i danni di una mareggiata del 2015 l’hanno resa inutilizzabile provocando l’ingresso della marea anche a Mose sollevato. Proprio di recente, il Provveditorato alle Opere pubbliche ha dato incarico alla società Cimolai di provvedere alle riparazioni. Costo circa 45 milioni di euro. Soldi che rientrano tra i 600 milioni di euro già nel cassetto del Provveditorato, accantonati per completare l’opera e provenienti n larga parte dai risparmi effettuati sui mutui degli anni scorsi. E che tuttavia non vengono sbloccati in favore del Consorzio Venezia Nuova dei commissari. Aspetti tecnici non di poco conto, che dovranno arrivare in cima alla lista delle priorità se si vuole andare oltre agli applausi dei test ufficiali. E che vanno in parallelo a quanti, tutt’ora a distanza di anni, continuano a manifestare contro un’opera considerata «dannosa per la laguna». 
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