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«Moto ondoso scomparso Tutti i canali sono rinati»

Fonte: La Nuova Venezia del 23-03-2020

Divieto di uscire di casa se non per necessita. In barca, come a piedi. Un’imposizione dettata dall’emergenza Coronavirus che per i pescatori vagantivi veneziani si traduce in una tortura di cui non c’è memoria. Soprattutto quando vengono diffuse le immagini di canali con le acque che assomigliano a quelle dei Caraibi, con tanto di pesci che si vedono in trasparenza e che si riappropriano del loro ambiente. E se in rete spopolano foto di catture di cui rimane solo il ricordo, cui se ne aggiungono altre di fortunati pescatori le cui finestre si affacciano su un rio da cui è possibile clandestinamente lanciare una lenza, c’è la magra – consolazione che il fermo pesca, se protratto nel tempo, avrà se non altro effetti benefici sull’habitat lagunare. «L’assenza di motondoso ha favorito il deposito sul fondale di microparticelle che abitualmente erano in sospensione e che rendevano l’acqua torbida spiega Massimo Parravicini, presidente dell’associazione Pescatori Vagantivi l’effetto piu immediato è la proliferazione delle fanerogame, le alghe che attecchiscono sul fondo della laguna e che ne migliorano l’ossigenazione. Da questo fenomeno tutto l’ambiente trarrà beneficio».

LA SITUAZIONE

In questo periodo l’attività dei pescatori professionisti non è vietata, ma essendo chiusi i ristoranti e limitati i mercati del pesce, a livello economico il prodotto risente di una minor domanda. E anche gli appassionati abusivi hanno ridotto le loro uscite, avendo un minor numero di clienti e rischiando grosso, in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine. Ad esempio è drasticamente crollato il numero di coloro che raccoglievano abitualmente vongole sul bagnasciuga, anche in questa stagione, che avranno così la possibilità di crescere in numero e dimensione. «Per avere degli effetti sensibili il provvedimento dovrebbe essere di lunga durata prosegue Parravicini di solito si stima che nel periodo della Quaresima entri in laguna il pesce novello. Dapprima le seppie e i branzini, poi le mormore (che però da anni sono diventate molte meno) infine le orate. Che purtroppo alcuni pescano anche se sono di dimensioni inferiori a quelle consentite. Senza contare che con i lavori di mitigazione del Mose, come le lunate e le dighe soffolte, hanno iniziato a proliferare molti crostacei, come i gransi pori, che hanno trovato l’ambiente ideale per moltiplicarsi».
Lo stop forzato e prolungato della pesca, insomma, potrebbe permettere al pesce di installarsi in laguna e proliferare senza essere disturbato, con la creazione di dinamiche diverse legate alla biodiversità, ma una volta tanto senza l’intervento dell’uomo.

IL CAMBIAMENTO

Parravicini si augura di tornare in barca quanto prima per esercitare la sua grande passione. «Questa immensa tragedia ci farà riscoprire i più grandi valori della Civiltà Lagunare che ha permesso l’insediamento dell’uomo a Venezia conclude – Per fortuna viviamo in un posto che oltre essere bellissimo offre risorse alimentari molteplici ed eccellenti. Con il settore turistico distrutto noi cultori di arti necessarie all’approvvigionamento del cibo, siamo comunque in grado attraverso le risorse naturali che questo fantastico territorio ci offre, di procurarci del cibo. Se la crisi si prolunga si riscoprirà forme periodiche di mestieri a seconda dei tempi e ritmi della natura che per anni hanno caratterizzato il nostro territorio: la pesca a palpo, a busi de go, a Burano c’erano i caragolanti».

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