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Murano, al via le richieste per la cassa integrazione

Fonte: Il Gazzettino del 07-03-2020

Una situazione di assoluta difficoltà per le vetrerie, ma anche per i negozi, bar, ristoranti e tutte le attività di Murano. C’è chi incassa 8 euro in un giorno, chi non vede un turista entrare da giorni nel suo negozio, chi ha zero ordini in azienda. Insomma, l’isola è in ginocchio. «Le aziende che lavorano soprattutto in ambito locale stanno incontrando i problemi maggiori in questo momento visto la mancanza di visitatori a Venezia, ma anche le aziende che abitualmente esportano i loro prodotti ne risentono molto perché comunque gli ordini sono diminuiti. Purtroppo l’epidemia sta solo accentuando le problematiche del settore e di una città già duramente colpita dalla recente acqua alta eccezionale – commenta Luciano Gambaro, presidente di Promovetro – Occorre per Murano e per il suo vetro una visione più  generale e lungimirante che venga affrontata in maniera decisa e sistematica dalle istituzioni e concertata con tutti i principali attori del settore, associazioni di categoria in primis». 

LA SITUAZIONE

Nel frattempo il Consorzio sta lavorando per elaborare una fotografia il più reale possibile dell’andamento del settore in termini di aziende ed addetti operanti a Murano proprio per evidenziare le criticità che caratterizzano le attività.  «L’ipotesi di collasso è elevatissima e oltre alla perdita economica il rischio è di perdere quel valore non tangibile ma indispensabile del saper fare. Molti artigiani in età di pensione, messi in difficoltà dal momento, potrebbero chiudere la propria bottega e non tramandare tradizioni che sono anima del territorio – aggiunge Andrea Della Valentina per Confartigianato – Ci troviamo davanti a una grave e profonda sofferenza di tutto il comparto che necessita tempestivamente di interventi economici, come cassa integrazione, moratoria sui mutui e tutti gli interventi necessari per sostenere i costi fissi delle aziende».  Preoccupato per la situazione anche Cristiano Ferro, presidente del settore vetro di Confindustria.  «Per le aziende più strutturate, con portafoglio ordini di alcuni mesi, gli effetti si faranno sentire più avanti mentre per le altre, soprattutto per quelle che lavorano in prevalenza con il mercato nazionale, il calo di commesse e l’annullamento di ordinativi hanno già portato, in alcuni casi, alla richiesta di cassa integrazione ordinaria – spiega – Sicuramente le restrizioni sulla mobilità e l’annullamento di tutte le più importanti Fiere del settore non fanno presagire ad un facile ritorno alla normalità. Determinante in ogni caso sarà la durata dell’emergenza e il tipo di sostegno economico finanziario che sarà stanziato dal Governo».  

IL COMMERCIO

Situazione devastante per i negozi. «Arriviamo da due stagioni di lavoro, il 2018 e il 2019, già molto brutte che non ci hanno permesso di mettere da parte risorse per affrontare i mesi invernali – commentano i negozianti – a novembre con l’avvento dei numerosi fenomeni di acqua alta eccezionale le poche vendite che avrebbero potuto esserci sono sfumate. Oggi questa nuova desolante situazione di restrizioni e l’isolamento che Venezia sta subendo rispetto al reato del mondo ci ha definitivamente messo in ginocchio». Condizioni drammatiche, conferma Deborah Rossetto, presidente dell’associazione Murano viva e artigiana lumista, che porteranno anche alla bancarotta. «Danni ingentissimi su tutti i fronti – racconta – questa emergenza sta dando il definitivo colpo di grazia a un settore già fortemente compromesso e la mancanza di risposte adeguate e immediate porterà a conseguenze drammatiche per imprese, dipendenti, famiglie e strutture». 

I RISTORANTI

Vuoto anche il famoso ristorante Busa alla Torre di Lele Masiol, che conta ben 12 dipendenti. «Giovedì abbiamo avuto un incasso di 102 euro, oggi (ieri per chi legge) abbiamo fatto due coperti. Le spese quotidiane sono di 2.500 euro e gli incassi dai 100 ai 200 euro – elenca – già dal 12 novembre avevamo avuto un calo di incassi del 30 per cento rispetto all’anno precedente, che era stato un anno scadente. Ora sono già esposto per 60 mila euro. Io resisterò fino all’ultimo ma aspettiamo il 16 marzo, ossia la scadenza per pagare i contributi ai lavoratori, per vedere cosa succederà: se saremo tutti uguali, ristoratori e albergatori, o ci saranno categorie di serie A e B». 

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