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Navi a Marghera in quattro mesi: c’è il progetto per l’ex Vetrocoke

VENEZIA Un filmato di qualche anno fa riprende una panamax (le navi che con le loro dimensioni fino a 295 metri di lunghezza possono passare nelle chiuse di Panama) scarica carbone all’Italiana Coke. Era il 2006, la scena si potrebbe presto ripetere con al posto della nave commerciale una crociera. La banchina, nel canale industriale nord lato nord (quella indicata già dal Comitatone del 2017) è praticamente pronta, il fondale di fatto potrebbe anche non essere scavato grazie ai suoi otto metri di profondità, e servirebbero solo le infrastrutture minime e provvisorie per attrezzare una nuova stazione marittima. Il progetto è stato protocollato all’Autorità portuale di Venezia e Chioggia il 31 dicembre 2019 da Intermodale Marghera, l’azienda di cui è socio anche l’ingegner veneziano Marco Salmini, proprietaria dei terreni dell’ex Vetrocoke, qualcosa come centomila metri quadrati.

Il piano (elaborato da St Servizi tecnici e Driusso associati) si sviluppa in tre step: dalla prima fase realizzabile in 4 mesi per ospitare una nave con strutture per i passeggeri provvisorie, alla terza che ha bisogno di due anni di lavori per costruire una nuova stazione, parcheggi e scavare 80 mila metri cubi di fanghi. E’ questa la soluzione che permetterebbe nel minor tempo di spostare le crociere da San Marco. Centoventi giorni, forse meno, di lavori dal momento dell’ autorizzazione, accosto per una nave da 300 metri, strutture di imbarco e sbarco, tendone check- in check-out, che eviterebbe così il passaggio per la Marittima. Un project financing, per un investimento complessivo fino alla terza fase di 60 milioni, che però prevederebbe anche la gestione delle crociere. In caso contrario, almeno all’inizio, potrebbe essere dato in concessione l’utilizzo delle aree a Vtp. I tempi invece sarebbero più lunghi per le altre soluzioni sul tavolo: Fusina e banchina Lombardia di Tiv, con ripercussioni maggiori sull’attività commerciale. Utilizzando le banchine del terminal delle Autostrade del mare l’impatto complessivo sarebbe minimo: due navi per tutta la stagione crocieristica. Numeri più alti invece con l’utilizzo di Tiv (che però rischierebbe di compromettere l’attività del terminal con oltre 30 licenziamenti) che permetterebbe di togliere dal canale della Giudecca 74 crociere ( se utilizzato solo nel weekend) o 151 (tutti i giorni, per la banchina Lombardia).

A gamba tesa entrano gli ambientalisti. «Chiediamo al presidente del Consiglio di ricevere una nostra rappresentanza: vogliamo trasparenza, mancano i supporti tecnici». Il Comitato No Nav insiste infatti sull’estromissione delle grandi navi dalla laguna e il nuovo terminal in mare, anche in vista del Comitatone del 3 marzo. «Il Comitatone non farà altro che trovare soluzioni provvisorie e non applicabili, tutto per giustificare gli scavi del Vittorio Emanuele, mentre c’è il decreto Clini Passera che non viene applicato dice Armando Danella di Ambiente Venezia —. Noi rappresentiamo il risultato di un referendum autogestito di 18 mila firme che parla di allontanamento delle grandi navi dalla laguna e che ha detto no agli scavi». «Diciamo chiaro che il Porto va commissariato — aggiunge Andreina Zitelli, ex componente della commissione Via —. C’è una soluzione definitiva di cui nessuno parla, di costruire il terminal per le navi da crociera nell’area ex Vetrocoke e Sirma». Un’altra richiesta è che il nuovo protocollo fanghi non venga «piegato a operazioni politiche»: «l’Autorità portuale piagnucola perché non sa dove mettere i fanghi, ma sono inquinati: è inutile declassificarli per farli sembrare “buoni”» conclude Zitelli.

 
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