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Navi in secca e grandi carichi rallentati dalla burocrazia

Fonte: Il Gazzettino del 16-06-2020

La questione dei canali portuali in secca è approdata in Consiglio comunale, su iniziativa del consigliere leghista Marco Dolfin, firmatario di uno specifico ordine del giorno. Nel frattempo, il Comitato per il rilancio dello scalo mercantile clodiense ha chiesto di incontrarsi con il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale Pino Musolino. 

LE RICHIESTE URGENTI

I rappresentati delle aziende attive nel settore dei trasporti e delle spedizioni marittime internazionali, oltre al ripristino della navigabilità lungo la rotta che conduce dalla bocca di San Felice ai moli, chiedono che la port authority prema sull’Anas affinché sia al più presto trovata una procedura semplificata per i trasporti eccezionali. Criticano il fatto che, per il passaggio dei carichi pesanti lungo il tratto translagunare della Romea, l’azienda pubblica delle strade abbia fissato regole potenzialmente letali per i traffici. Fintantoché non sarà rinforzato il Ponte delle Trezze (i lavori dovrebbero aver inizio in autunno) ogni singolo passaggio dovrebbe, infatti, essere oggetto di specifica istanza. La procedura prevista, oltre a non offrire ragionevoli garanzie riguardo l’accoglimento delle domande, comporterebbe costi inaccettabili. Gli operatori mercantili confidano che gli escavi e la semplificazione delle procedure per i trasporti eccezionali possano concretizzarsi al più presto. Nel caso contrario avverte Alfredo Calascibetta, presidente del Comitato – lo scalo clodiense rimarrebbe irrimediabilmente tagliato fuori da ogni rotta commerciale proprio nel momento in cui la produzione industriale dovrebbe finalmente riprendere a pieno ritmo, dopo la paralisi indotta dal Covid 19. Sapendo di poter contare sul ripristino dei pescaggi e sulla possibilità di ricevere le merci prosegue – potremmo promuovere il porto invogliando gli armatori e le società del settore logistico. Senza strade percorribili e con le secche ancora lì, ogni sforzo risulterebbe vano. Uno scalo irraggiungibile via mare e via terra non può sopravvivere. La questione dei bassi fondali che impediscono il passaggio e l’attracco delle navi di media stazza si è trascinata per lunghi anni a causa dell’indisponibilità di luoghi ove riversare i fanghi dragati. Trovata finalmente qualche soluzione, già disponibili 5 milioni e mezzo di euro, i lavori sono nuovamente stati procrastinati a data da destinarsi. Le draghe potranno, infatti, operare solamente al termine di una nuova ricognizione dei fondali, finalizzata alla localizzazione e all’eventuale neutralizzazione di ordigni bellici risalenti alla Seconda guerra mondiale. 

LA STORIA IGNORATA

Analoghe verifiche, attuate anni or sono dalla soppressa Azienda speciale del porto (Aspo), sono state archiviate per decorsa validità. Si tratta di un intoppo dice Calascibetta che, razionalmente, non riesco nemmeno a concepire. E’ mai possibile che le autorità non possano accontentarsi delle precedenti ricognizioni? Sta di fatto inoltre che, dal 1945 in poi, non si è più combattuta alcuna guerra. La burocrazia non ammette deroghe, nemmeno dinanzi all’evidenza della Storia. 

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