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Negozi, ricorsi per non pagare l’affitto «Improponibili 10 mila euro al mese»

Fonte: La Nuova Venezia del 11-06-2020

Una coppia di gioiellieri veneziani, che per quarant’anni hanno gestito il loro negozio in piazza San Marco. I titolari russi di un ristorante nell’area marciana. Due commercianti cinesi di borse, con negozi in calle dei Fabbri. Un cambia valute a San Lio. E un antiquario veneziano di San Polo.In comune hanno tutti il triste destino commerciale di aver dovuto chiudere bottega (o ristorante) in seguito all’emergenza coronavirus. E di essere in causa con il proprietario degli immobili, per la rescissione del contratto d’affitto, non essendo più in grado di farvi fronte. Il rischio è di dover pagare fino a sei mesi di penale. In un caso – quello di una commerciante di borse, con negozio in calle de le Razze – il Tribunale ha già accolto il ricorso d’urgenza per bloccare quantomeno il pagamento della fideiussione pari a 6 mesi d’affitto, che la proprietà intendeva incassare come penale, come da contratto. Nel frattempo, le controversie si susseguono.«L’emergenza Covid 19 ha fatto seguito a quella dell’Acqua Alta di novembre, azzerando gli incassi di decine di commercianti ed esercenti, che non sono proprio più in grado – e non per loro volontà o incapacità professionale – di pagare l’affitto», commenta l’avvocato Jacopo Molina, «la risoluzione immediata del contratto di locazione è prevista dalla legge in caso di “impossibilità della prestazione” non imputabile alla debitrice, per causa di forza maggiore e per sopravvenuta eccessiva onerosità per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili. 

Ed è proprio questo il caso di Venezia e di questi commercianti, che non possono più far fronte all’affitto e non per loro colpa. Poi c’è il caso – personalmente, ho una decina di clienti – di chi vuole continuare nella propria attività, ma va sostenuto con una riduzione dell’affitto. Quello che si tenta sempre in prima battuta è di trovare un accordo con la proprietà data l’eccezionalità della situazione: ci sono proprietari che comprendono e vengono incontro ai loro affittuari, ma non sempre è possibile».Nei casi più comuni si tratta di affitti che vanno da 5 ai 10 mila euro al mese. Cifre impossibili da sostenere con una mercato azzerato. Una crisi che colpisce non solo Venezia. Dei giorni scorsi la sentenza del Tribunale Civile, che ha accolto il ricorso patrocinato dall’avvocato Daniela Ajese, per conto dei titolari di un negozio di abbigliamento all’interno della Nave de Vero. Per i mesi di marzo e aprile dovevano alla proprietà del centro commerciale 50 mila euro nonostante la chiusura forzata. 

Si sono appellati all’articolo 91 del Decreto legge 19/2020, chiedendo – e ottenendo – la sospensione del pagamento dell’affitto e che la Nave de Vero non si rivalga sulla fideiussione con la banca, a garanzia.«C’è chi non riesce più a far fronte all’affitto e chi ha diritto a una “riduzione equitativa” del canone», osserva ancora l’avvocato Molina, «lo dicono le previsioni dell’Ente nazionale del Turismo o della stessa Save per l’aeroporto, che parlano di un ritorno alla situazione pre-covid solo nel 2023. Certo, ci sono contratti sottoscritti e ci sono anche i diritti della proprietà, ma conviene a tutti un’intesa, per quest’anno. Ma non è un ragionamento scontato per molti». Tant’è, sono decine le attività in città con le serrande abbassate. «Certo, gli affitti sono contratti tra privati e l’accordo va trovato tra le parti», commenta Ernesto Pancin, direttore dell’associazione esercenti Aepe, «ma invitiamo tutti a ragionamenti di buon senso: le attività di pubblico esercizio sono quelle che da sempre più di altre onorano gli impegni, con una buona redditività. La situazione di crisi è palese, la sciagura si è abbattuta. Ne usciremo: anche i proprietari hanno l’interesse di mantenere inquilini che hanno onorato sempre i pagamenti. Vengano incontro a chi è in temporanea difficoltà». 

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