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Niente “ponti” festivi né mostre d’arte Perso un milione di turisti in un mese

Fonte: La Nuova Venezia del 06-04-2020

Persi tre lunghi ponti festivi. Cancellate le grandi mostre di primavera. Buttato via anche il turismo pendolare, che oggi più di qualcuno rimpiange. Alla vigilia di Pasqua, quando normalmente si facevano i calcoli sul tutto esaurito, il last minute, il confronto con l’anno precedente; quando si ritornava a parlare di tornelli, percorsi obbligati, assalto ai vaporetti; quando la preoccupazione più viva era guardare il meteo e sperare nel bel tempo; tutto quello che aveva peso, oggi non ha nessun valore. La città entra nel suo periodo più bello, e redditizio, completamente vuota ed ermeticamente chiusa. Tra festività, inaugurazioni, mostre, eventi, in questo mese Venezia dovrà rinunciare a circa un milione di presenze, che va moltiplicato per la spesa media di un turista in laguna, che è di 200 euro, con picchi da parte dei visitatori orientali. Il periodo d’oro, che avrebbe dovuto culminare con la Biennale di Architettura a fine maggio, si trasforma così in una gigantesca, irrimediabile, occasione perduta; quella a cui guardavano con speranza le categorie economiche della città dopo la lenta e faticosa ripresa dall’acqua alta del novembre scorso e il deludente Carnevale conclusosi a fine febbraio all’inizio dell’emergenza coronavirus.

Il conto di questi mesi è particolarmente pesante, considerato che, da Pasqua al ponte del primo maggio, i giorni prefestivi e festivi sono una decina e che la Biennale – anche quella di Architettura – trascina con sé il miglior turismo che si possa immaginare, tra architetti, artisti, collezionisti, direttori di musei, imprenditori, stilisti, galleristi. Gli oltre 60 mila posti letto della città, tra alberghiero ed extralberghiero, resteranno vuoti, così come spenti ristoranti, locali e bar, fermi motoscafi e gondole, chiusi i fioristi, le boutique, i negozi di artigianato. Il danno economico è immenso, dopo quasi un mese di lockdown, sulla cui fine – al momento – ancora non c’è chiarezza. La paralisi delle prossime settimane tocca tutti i nervi della città e in particolare il settore alberghiero, il più penalizzato dal dopo acqua alta soprattutto per il vortice di fake news che hanno dipinto Venezia agli occhi del mondo come una città irrimediabilmente devastata. Il tempo di riprendersi, di invitare la stampa internazionale per mostrare che era tutto a posto, e l’emergenza ritorna. Difficile ipotizzare il futuro prossimo a venire per le 10 mila persone che lavorano nel segmento; difficile immaginare una data di riapertura degli alberghi, considerato che significherebbe riaccogliere turisti in città e non avere, quindi, più nessun tipo di misura restrittiva. Persa la primavera, ora si pensa con estrema apprensine all’estate. Spiagge, grandi alberghi con la piscina come il Cipriani, il Mariott, il San Clemente, ma anche l’intera isola del Lido, con le sue capanne e il suo campo da golf, confidano che non tutta la stagione vada perduta. E intanto si guarda a settembre, quando dovrebbe concentrarsi tutto – o almeno una parte – di quello che è stato cancellato in questi mesi. La Mostra del cinema, in primo luogo, che al momento non sembra in discussione, mentre il Festival di Cannes è già stato rimandato e quello di Toronto (a metà settembre) si sta attrezzando per la visione dei film al tempo del coronavirus

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