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No a Fusina, le 1700 firme rialimentano lo scontro

Fonte: Il Gazzettino del 31-03-2020

Una petizione on line contro l’inceneritore di Fusina, assieme a una nuova precisazione di Veritas, riaccende la battaglia sul nuovo impianto. La raccolta di firme che da Marghera sta correndo sulla rete è iniziata domenica scorsa alle 16, con 1.700 adesioni raccolte in 24 ore. L’obiettivo di Opzione Zero, Medicina Democratica, insieme ad altri comitati e gruppi di cittadini che hanno promosso l’iniziativa, è quello di superare in breve tempo le 2.500 firme da inviare alla Giunta regionale del Veneto, al Consiglio di bacino Venezia Ambiente e a tutti i sindaci dei Comuni soci di Veritas, per chiedere l’immediato ritiro del progetto del nuovo inceneritore. Secondo Opzione Zero senza informare adeguatamente la popolazione la società Ecoprogetto di Veritas starebbe approfittando dell’emergenza coronavirus per tentare di far approvare un termovalorizzatore composto da tre linee di incenerimento con una potenza complessiva di 67,9 MWt: «Il progetto va ritirato da subito anzitutto perché stiamo vivendo una situazione particolare di emergenza sanitaria che sta impedendo un serio confronto tra comitati e proponenti, mentre ci sarebbe bisogno di un maggiore approfondimento sulle ricadute dell’inceneritore sulla salute dei cittadini – spiega Roberto Trevisan di Opzione Zero – , ricadute che vanno considerate sulla base dell’enorme quantità di rifiuti in entrata su cui viene chiesta l’autorizzazione per 450.000 tonnellate di rifiuti all’anno, che noi riteniamo assolutamente ingiustificati, tanto più se pensiamo che solo in questi giorni a Venezia c’è stata una caduta della raccolta pari al 45%. Invece di investire 100 milioni per questo progetto, con 10 milioni Veritas può valorizzare ulteriormente un sistema di riciclo e di riuso e tutta la filiera ecologica che sarebbe la migliore soluzione al problema».

Intanto la commissione Via, che si sarebbe dovuta riunire domani per valutare la compatibilità ambientale dell’impianto, è stata rinviata a data e modalità da destinarsi mentre Veritas ribadisce la volontà di portare avanti il progetto giudicando del tutto infondate le obiezioni presentate dai comitati. «Questo progetto nasce per dare immediata attuazione all’ambizioso programma di economia circolare europeo – fa sapere Veritas – in particolare al decarboning, la riduzione dell’uso dei combustibili fossili non rinnovabili e quindi di emissioni di CO2. Ogni anno il territorio metropolitano di Venezia produce 550.000 tonn. di rifiuti. Il 70% viene differenziato, restano 155 mila tonn. che vengono prima vagliate per recuperare ulteriori materiali riutilizzabili, poi asciugate per eliminare l’acqua. Restano così 60.000 tonn di Css (combustibile solido secondario): il 12% di tutti i nostri rifiuti. Questo è esattamente il quantitativo che fino a ieri veniva utilizzato per produrre energia elettrica nella centrale termoelettrica Enel di Fusina. E il nostro obiettivo è di bruciare le stesse 60.000 tonnellate di Css che erano utilizzate nella centrale Enel. E non è nemmeno lontanamente ipotizzabile che possano arrivare rifiuti da fuori territorio».

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