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Nove mosse per salvare l’M9

Fonte: Il Gazzettino del 10-04-2020

Una nuova ripartenza, per evitare quello che, alla luce di numeri, tutti temono: il fallimento dell’operazione. Ieri lo studio Dgm Consulting di Milano ha consegnato alla Fondazione Venezia l’attesa relazione sullo stato di salute di M9 e delle strategie da mettere in atto per arrivare a quella sostenibilità economica che, numeri alla mano, al momento è utopia. Il documento, che sarà presentato al Cda e al Consiglio generale dell’Ente venerdì prossimo dal capo del team degli advisor Andrea Dossi, rileva tutte le criticità, ma lascia aperto un pertugio per raggiungere il risultato. 

LA RISTRUTTURAZIONE

Serve, però, una radicale ristrutturazione organizzativa e gestionale «dati si legge i risultati del primo anno di attività, lontani da quanto preventivato», con «un disavanzo preconsuntivo 2019 di 6,9 milioni di euro, superiore a quanto previsto nei documenti programmatici del progetto». L’analisi è impietosa: «La distanza dei risultati economico-finanziari rispetto ai piani iniziali è ampia e non favorevole. Da una parte questo è connesso a ipotesi di livello dei ricavi troppo ottimistiche e distanti dai dati consuntivi, sia nel comparto immobiliare che museale. Dall’altra le ragioni risiedono anche nella bassa efficienza della struttura dei costi del Polo, che risente di una struttura societaria inadeguata alle sfide gestionali» e «ad una struttura organizzativa non atta a sfruttare economie di scala e di coordinamento». Parole inequivocabili che confermano la necessità di un cambio di passo. «Il raggiungimento della sostenibilità complessiva del Polo M9 prosegue lo studio che ne preservi insieme le finalità sociali, culturali e di sostenibilità economico-finanziaria, deve congiuntamente traguardare un necessario potenziamento dell’offerta e un deciso incremento dell’efficacia dell’assetto organizzativo della Fondazione di Venezia nella sua interezza, ed in particolare della struttura societaria del Polo M9».

LE PROPOSTE

Fin qui la fotografia della situazione, cui però segue la parte costruttiva, fatta di proposte di rilancio. L’advisor ha proposto un piano di intervento basato «su un portafoglio di 9 progetti finalizzati ad indirizzare e dare concretezza al processo di raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario», riconducibile a tre aree di intervento. La prima, più urgente, «richiede il ridisegno della struttura organizzativa e di gestione del Polo M9». La seconda, con impatti di medio periodo, «la ridefinizione dei processi operativi di gestione immobiliare, eventi e museale necessari per focalizzare risorse e nuovi investimenti» e avere «maggiore successo commerciale». La terza, di più lungo respiro, «prevede sia una serie di azioni tese allo sviluppo, commercializzazione e valorizzazione del Polo immobiliare sia una riflessione circa il modello di sviluppo delle attività museali». Tre orientamenti per un salvataggio che a un anno e mezzo dall’apertura appare complicato, ma è dato possibile. Concludono gli advisor: «Questo piano complessivo di azioni bilancia attività interne di incremento dell’efficienza operativa con ulteriori investimenti di potenziamento dell’offerta culturale, museale e sociale. Il risultato complessivo è la valorizzazione del patrimonio immobiliare del Polo, in termini economici e sociali, il rafforzamento dell’offerta museale. Un risultato «ambizioso ma raggiungibile».

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