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Nuovo piano di alienazioni Il Comune cerca 2,4 milioni

Fonte: Il Gazzettino del 09-03-2020

Il Comune spera di fare cassa liberandosi degli immobili dei quali, ormai, non sa più che farsene. Il Piano triennale delle alienazioni adottato dalla Giunta punta all’incasso di due milioni 400 mila euro. Quest’anno, l’amministrazione cittadina spera di vendere edifici e terreni per 550 mila euro; nel 2021, per 340 mila; un milione 510 mila nel 2022. Il Comune tenta, inoltre di liberarsi di vasti terreni recentemente ottenuti dallo Stato, in seguito all’entrata in vigore del federalismo demaniale. Entro quest’anno, spera di introitare 315 mila euro; 435 mila, il prossimo; 30 mila, nel 2022. 

ASTE DESERTE

Cifre di tutto rispetto, a fronte della media dei bilanci di previsione. Le intenzioni, però, fanno letteralmente a pugni con le tendenze del mercato immobiliare locale. Sta di fatto che, nel corso degli ultimi mesi, tutte le aste di beni pubblici o privati di grande valore sono finite deserte. Ed è proprio a causa della scarsa propensione all’acquisto da parte nel Clodiense che gli estensori del nuovo piano avrebbero rinunciato ad inserirvi la proposta di vendita dell’ex colonia Turati, già inclusa senza esito riporta il testo approvato dalla Giunta – nei programmi specifici del ministero dell’Economia e delle Finanze, a livello nazionale per la vendita, anche su mercati esteri, attraverso appositi strumenti e fiere internazionali. Il Comune aveva tentato di venderla per 800mila euro circa. Realizzata nell’immediato dopoguerra, dismessa una quarantina d’anni or sono, successivamente adibita a scuola media inferiore, l’ex colonia marina per l’infanzia fu acquistata nel gennaio del 1998, a fronte di una spesa relativamente modesta. In teoria, dopo l’avvenuta ristrutturazione, avrebbe dovuto accogliere buona parte dei servizi comunali, allora disseminati in luoghi scomodi e poco raggiungibili. Non se ne fece nulla perché, nel frattempo, erano emerse altre soluzioni assai più economiche e razionali. Le aste andarono tutte deserte perché l’edificio (composto da stanze allineate, corridoi e servizi) dovrebbe essere letteralmente sventrato in vista di un ipotetico riutilizzo turistico o commerciale. Stando alla nuova delibera, la Giunta intenderebbe intraprendere non meglio specificate strade alternative. Il Comune spera ancora di vendere, invece, l’ex zona Eni di Ca’ Lino il cui valore è stimato attorno al milione e mezzo. L’acquisizione dall’Ente nazionale idrocarburi, risalente agli anni Novanta, fu pubblicizzato come un ottimo affare. Tra le forse politiche, regnava l’illusoria convinzione che l’area avrebbe ben presto accolto numerose aziende artigianali e commerciali. Le attività produttive preferirono trasferirsi in provincia di Rovigo, ove il fisco locale aveva la mano meno pesante. Una dozzina d’anni or sono, la superficie ex Eni tornava alla ribalta come futura sede del nuovo ospedale, la cui impegnativa realizzazione fu, invece, bloccata a favore del più economico ammodernamento di quello attuale. Il resto dei beni in vendita è costituito da singoli appezzamenti improduttivi e spazi suburbani di valore relativamente contenuto, ma non per questo più appetibili. 

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