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“Operatori funebri costretti a lavorare con rischio contagio”

Fonte: Il Gazzettino del 12-03-2020

Ci sono i medici, gli infermieri, gli operatori sociosanitari, tutti al fronte per affrontare l’emergenza. Ma in prima linea, anche se per gestire quello che è il dopo, cioè la morte che avviene spesso in ambienti ospedalieri, ci sono pure gli operatori delle imprese di onoranze funebri. E che, garantiscono, non hanno ricevuto alcuna informazione su come comportarsi. 

«COLLEGHI CONTAGIATI»

Ad uscire allo scoperto è stata, ieri mattina, Eliana Busolin, titolare della Iof Busolin, con un post sulla pagina Facebook dell’impresa di onoranze funebri di Carpenedo. «Inizia una nuova giornata di tensione e stress – scrive Eliana Busolin -. Non abbiamo avuto a tutt’oggi nessuna direttiva (a parte quella Ministeriale) su misure di sicurezza da adottare, mentre gira voce di due nostri colleghi di Venezia che sono stati contagiati da familiari o defunti infetti». Una voce non ancora confermata, ma tanto basta per diffondere ansia e preoccupazione. «Quasi ogni giorno dobbiamo recuperare salme di persone che muoiono nelle abitazioni e trasportarle all’obitorio del cimitero di Mestre con il rischio e pericolo del caso – prosegue -. Di mia iniziativa ho fornito ai miei dipendenti le protezioni necessarie (tuta, occhiali, guanti, mascherine FFP2, e copriscarpe, tra l’altro introvabili), ma ci sentiamo abbandonati dalle nostre associazioni di categoria e dalle istituzioni, mentre dobbiamo svolgere un servizio di pubblica utilità. Negli obitori, come in quello dell’ospedale dell’Angelo, vediamo colleghi e operatori che svolgono il lavoro senza protezione alcuna. Regna sovrana una sorta di confusione mista a menefreghismo e nessun controllo da parte delle autorità competenti».

SOLO UNA TELEFONATA

All’impresa Zara di Spinea si è affidata la famiglia di Mario Veronese, il 67enne di Oriago che è stato il primo morto del Veneziano contagiato da coronavirus, il 1. marzo scorso. «Non abbiamo avuto nessuna comunicazione scritta su come comportarci – spiegano da Spinea -. Ci hanno solo riferito verbalmente che le salme non sono più infette, quindi abbiamo proceduto con i consueti strumenti, guanti e mascherine. Sul funerale, poi, abbiamo mantenuto il più stretto riserbo, come ci è stato chiesto dalla famiglia». Elisabeth Grasselli e Manuel Piasenti, delle Onoranze funebri Coppolecchia di Marghera, hanno invece assistito i familiari di Umberto Pavan, il 79enne mestrino morto dopo oltre dieci giorni di ricovero per aver contratto il coronavirus. Il fratello e la moglie erano però in quarantena «quindi abbiamo trattato solo con una parente che poteva uscire di casa – spiega Elisabeth Grasselli -. Con il fratello ci siamo sentiti per telefono, abbiamo inviato via WhatsApp la foto e l’epigrafe per avere il loro assenso… Una situazione drammatica e molto difficile umanamente, tenendo presente il fatto che in questi giorni non è nemmeno possibile celebrare il funerale in chiesa, né dare un addio sul sagrato, ma solo una benedizione in cimitero riservata ai parenti più stretti. Sappiamo che, una volta che si sarà tornati alla normalità, i familiari faranno celebrare una messa commemorativa per ricordare Umberto». E Manuel Piasenti ha scritto l’altra sera anche al Governatore Luca Zaia per chiedere chiarimenti in caso di chiusura totale di imprese ed attività: «Vorremmo sapere se il comparto funerario verrebbe equiparato a servizi di prima necessità come farmacie e alimentari, oppure le istituzioni si occuperebbero anche dei trasporti funebri come in caso di eventi straordinari o calamità naturali. La clientela già si vede privata della funzione religiosa o laica, e noi dobbiamo poterci organizzare a livello aziendale nel caso si confermi la chiusura delle attività commerciali».  E così, in attesa di risposte, anche negli uffici di molte imprese funebri tutti i familiari dei defunti (indipendentemente dal coronavirus) sono accolti con le mascherine e i locali vengono sanificati. «Sì, – riprende Eliana Busolin -, anche noi siamo in prima linea. Ma siamo mandati allo sbaraglio, senza nessuna linea guida».

 

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