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Palladio pulita, la corsa di Enel

Fonte: Il Gazzettino del 26-04-2020

All’Enel aspettano solo il via libera. Per la centrale Palladio di Fusina, per la quale l’azienda elettrica ha depositato nelle scorse settimane l’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale, è davvero iniziato il conto alla rovescia che porterà alla trasformazione (e all’ambientalizzazione) dell’impianto in soli 24 mesi, passando dal carbone al gas.

ALLARME RIENTRATO

É trascorso poco più di un anno dall’allarme che era stato lanciato dai sindacati sul futuro della centrale che occupa circa 230 lavoratori, temendone una dismissione per l’abbandono progressivo del carbone. Nel novembre scorso Enel aveva però presentato il proprio piano di investimenti da 28,7 miliardi di euro per il triennio 2020-2022, nei quali si prevedeva di mettere nella decarbonizzazione 14,4 miliardi, pari a oltre il 50% degli investimenti totali. Di questi, ora è certo, una quota consistente arriverà per la trasformazione dello stabilimento di Fusina per il quale è annunciato un intervento modulare che prevede la realizzazione dell’impianto a gas a ciclo aperto e un successivo sviluppo a ciclo combinato, una volta completata la prima fase. L’avvio dei lavori è ora subordinato al completamento degli iter autorizzativi attualmente in corso, per i quali la società elettrica auspica tempi rapidi. Quindi, dal momento dell’avvio dei lavori, il cronoprogramma prevede circa due anni per l’avvio della nuova unità a gas.

LE FASI

La chiusura di tutti i gruppi dell’impianto a carbone avverrà entro l’ingresso in esercizio del nuovo impianto a gas e comunque non oltre il 2025, data fissata dal Pniec, il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, per l’addio degli impianti a carbone in Italia. Durante i lavori per la realizzazione della nuova centrale a gas, l’impianto attuale continuerà ad essere operativo per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale. É in programma la sostituzione delle attuali unità a carbone (unità 1 e 2) e a carbone/Css (unità 3 e 4, con il Css che è il combustibile da rifiuto prodotto da Veritas, ed è per questo che in parallelo va avanti il progetto del nuovo, e contestato, inceneritore) della centrale termoelettrica con nuova unità alimentata a gas naturale avente una potenza di circa 1350 MWt. La richiesta di Css sarà dunque ancora legata solo al funzionamento di alcune delle unità di Fusina a carbone attualmente in esercizio, con la cessazione dell’utilizzo del Css correlata alla chiusura di tali unità.

«EFFICIENZA E AMBIENTE»

«Lo sviluppo della nuova capacità a gas ad altissima efficienza presso il sito di Fusina – fanno sapere da Enel – permette di utilizzare infrastrutture esistenti in ottica di economia circolare e di assicurare adeguata continuità sia occupazionale che di continuità e stabilità del servizio. L’iter di approvazione del progetto per la riconversione del sito, indispensabile per assicurare la cessazione della produzione a carbone e la gestione in sicurezza della rete elettrica, è in corso. Inoltre, stiamo sviluppando l’installazione di capacità fotovoltaica all’interno del sito, come parte della più generale iniziativa di sviluppo di nuova capacità rinnovabile su tutto il territorio italiano». La centrale Palladio conta cinque unità termoelettriche convenzionali: la prima, entrata in servizio nel 1964, ha una potenza lorda nominale di 165 MW, la seconda di 171 MW (in servizio dal 1969), la terza di 320 MW (accesa nel 1974); la quarta di altri 320 MW (in servizio nel 1974), mentre la quinta (per 160 MW) è entrata in servizio nel 1967 ma non è più in esercizio. «Il processo verrà portato avanti in continuo dialogo con la comunità e le istituzioni locali – concludono dall’Enel -, sviluppando anche altri progetti complementari di innovazione e sostenibilità, aperti al contributo di idee ed alla progettualità del territorio».

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