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Panificatori in ginocchio. Fatturato in calo del 70% “Sarà difficile rialzarsi”.

Fonte: La Nuova Venezia del 18-03-2020

«Non ho mai assistito in tutta la mia vita ad una situazione così difficile. Stavolta rischiamo davvero di non rialzarci». Sono parole affrante, quelle di Paolo Stefani, da anni punto di riferimento oltre che rappresentante dei panificatori veneziani. Il suo è un grido di dolore che porta a galla le difficoltà di una categoria intera. E l’ultima batosta arriva proprio dall’emergenza sanitaria scoppiata a causa del coronavirus. Le città sono bloccate, con loro tutte le attività che non hanno a che fare con i servizi essenziali e i beni di prima necessità. E quindi se è vero che i forni e i rivenditori di pane sono aperti, a mancare è tutto quell’indotto indispensabile per la sopravvivenza. «In questi ultimi giorni stiamo pagando sulla nostra pelle il blocco di tutte le forniture per bar ed alberghi», spiega Stefani, titolare del forno Colussi a San Luca, «e il fatturato dell’intera categoria è crollato di un buon 70%. Così non riusciamo a pagare nemmeno gli arretrati». In meno di 30 anni i forni, in centro storico, si sono più che dimezzati. Erano 50 negli anni ’90, oggi sono meno di 20. E, chi più chi meno, sono costretti perennemente a barcamenarsi tra le difficoltà della città: turistificazione di massa, caro affitti e soprattutto spopolamento. 

«Ora dopo questa ulteriore batosta non so quanti avranno intenzione di chiudere, ma di sicuro così non riusciremo a reggere ancora a lungo», ammette Stefani, «viene a mancare completamente la convenienza a stare sul mercato». Piove sul bagnato, verrebbe da dire. Già perché la chiusura imposta dai decreti governativi arriva quando la categoria dei panificatori aveva da poco smesso di leccarsi le ferite do po l’acqua alta del 12 novembre. Il giorno dopo la seconda marea della storia, tra centro storico e isole erano stati ventidue i forni costretti a chiudere: tutti. Nei laboratori, l’acqua aveva raggiunto in molti casi i cinquanta centimetri d’altezza. Quanto basta per compromettere il motore inferiore dei forni di ultima generazione, quelli più usati dai panifici veneziani. E infatti, dalle settimane successive il problema era stata la ricerca dei pezzi di ricambio delle attrezzature elettroniche, che spesso sono assai costosi. I danni erano stati quantificati per circa cinquantamila euro a forno. «Dopo novembre, nessuno dei forni ha chiuso. E siamo ancora in attesa dei rimborsi, che arriveranno solo dopo aver ripagato macchinari nuovi e riparazioni». 

Con il passare delle settimane, il tentativo di rialzare la testa non era mancato. Il panificio Rizzo, ad esempio, nelle scorse settimane ha inaugurato un nuovo locale in rio terà San Leonardo. Fino a due settimane fa, quando il virus ha stravolto tutto: le abitudini quotidiane, e quelle economiche. «E ora noi rimaniamo con il cerino in mano», aggiunge Stefani, «abbiamo seri problemi di liquidità». In questi giorni di quarantena forzata, i panifici del centro storico sono frequentati dai residenti. Ma con il contagocce. In tanti preferiscono fare lunghe code, con mascherine sul volto e guanti, per fare rifornimenti nei supermercati validi da qui alle prossime settimane piuttosto che andare nel negozio di vicinato a comprare prodotti freschi. Ed è per questo che per il rappresentante dei panificatori ora serve uno sforzo in più: «Dobbiamo recuperare la valenza sociale della nostra categoria, i panificatori devono essere considerati come un simbolo dell’artigianalità veneziana. E per questo, tutelati». Ecco che allora torna la convenienza a stare sul mercato, che va di pari passo alla convenienza di abitare una città che come confermano le ultime stime continua a spopolarsi. «L’emergenza coronavirus terminerà», conclude Stefani, «ed è allora che le amministrazioni dovranno farsi trovare pronte e offrire risposte alla cittadinanza per porre fine a una situazione di grave squilibrio per cui ora a Venezia riescono a sopravvivere solo alcune categorie, legate al turismo, mentre altre faticano sempre più a trovare ossigeno per sopravvivere».

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