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Parco della Bissuola e stazione dei treni.Gli spacciatori tornano padroni degli spazi

Fonte: La Nuova Venezia del 17-04-2020

Chi abita alla Bissuola, pur non uscendo di casa come prima, si rende conto dalla finestre della presenza di spacciatori all’interno del parco. Una presenza non indifferente. Ma pure nei dintorni dell’istituto Giordano Bruno a tutte le ore del giorno si possono incontrare pusher. E in via Dante lo stesso come del resto nella zona di piazzale Giovanacci. Poi, a pochi passi dal ponte strallato, scendendo da via della Libertà in zona industriale a Marghera, in un vecchio capannone trovano rifugio sbandati e spacciatori di varie provenienze. E qui arrivano anche i tossicodipendenti che cercano sostanza.A quanto pare gli spacciatori hanno già iniziato la “fase 2” e sono tornati in attività in maniera massiccia. Anche se dalla piazza non sono mai scomparsi del tutto. La domanda di stupefacente è sempre molto sostenuta, tanto che all’inizio dell’emergenza da Covid-19, quando in giro c’erano veramente pochi pusher, sono aumentati i pazienti del Serd. Tossicodipendenti che hanno sopperito alla mancanza di sostanza stupefacente con l’uso del Metadone.Da una settimana la presenza di pusher è sempre più evidente. 

Al Parco della Bissuola le forze dell’ordine e in particolare la polizia locale sono impegnate nuovamente ad affrontare un fenomeno evidente. Certo gli spacciatori, in questo caso sono in maggior parte africani, non si preoccupano del divieto di frequentare il parco come stabilito dal Decreto anti virus. Anzi il divieto gli agevola in quanto altra gente non entra e quindi non ci sono occhi indiscreti che possono controllare i loro traffici o vedere i luoghi dove nascondono la sostanza stupefacente.  Come sempre nascondono la sostanza in vari punti del parco e poi quando arriva il cliente la vanno a recuperare, solitamente chi tratta con il cliente e riceve il denaro non è colui che va poi a prelevare la dose per la consegna. Stesse scene nell’area compresa tra il Palaplip e l’Istituto Giordano Bruno. Anche qui “lavorano” africani.Il quadrilatero attorno alla stazione è terra di magrebini. Questi non sono mai andati via, anche perché possono contare su abitazioni di copertura dove vengono ospitati dalle loro compagne italiane.Questo aumento di pusher dipende anche dal fatto che le forze di polizia per ridurre al minimo il rischio contagio hanno dimezzato la presenza quotidiana di uomini nelle caserme e negli uffici di polizia. A questo si deve aggiungere l’impegno delle pattuglie destinate al controllo anti-Covid-19.Un luogo che sta diventando una kasbah è un ex capannone abbandonato nei pressi del ponte strallato di Marghera e che fino a qualche anno fa ospitava un locale gestito da un club privato. Qui trovano rifugio sbandati di diverse origini, da cittadini dell’est Europa a magrebini e a qualche italiano. Sta diventando una piccola centrale dello spaccio.

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