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Baristi, panettieri, barbieri «Così chiudiamo per sempre»

Fonte: La Nuova Venezia del 04-05-2020

«Quello che vorremmo è essere tutelati». Lucio Ferro è titolare assieme alla moglie Elena Tofan, del bar “Monetine”di via Manin, davanti al quale ieri si sono ritrovati i commercianti della città. «E’ un disastro» racconta «adesso facciamo take away e asporto di toast e tramezzini, qualcosina racimoliamo, ma parliamo di 50 euro al giorno, ci serve per pagarci le bollette in attesa di capire quando riaprire e come. I clienti arrivano uno alla volta, gli fai un buon prezzo, portano via». Prosegue: «Quello che vorremmo è che fossero chiari. Siamo stufi di tremila decreti, adesso ne arriva un altro e già sappiamo che sarà confuso. Ci serve una mano a saldare gli affitti che non vengono calmierati, le bollette, vorremmo tutele nei pagamenti. Ci hanno fatto comperare una cassa elettronica nuova, costata oltre mille euro e per cosa? E’ ancora chiusa, qui. 

Tutti gli altri Paesi sono ripartiti, tranne noi». Stesso pensiero di Federico Zanchet, del locale “Ai do Fradei” di via Ca’ Rossa, tra gli organizzatori della protesta di Mestre e di quella di oggi a Venezia, dove arriveranno esercenti negozianti e titolari di locali da tutta la Città metropolitana, da Venezia a Chioggia. «Vogliamo che ci facciano ripartire in maniera decorosa e dignitosa, niente di più» spiega. Anche il suo locale da qualche giorno ha iniziato a fare asporto: «Si galleggia, ma niente di che». Tra i manifestanti c’era anche Massimo Gorghetto, titolare dell’omonimo panificio ma anche presidente Ascom Mestre: «Bisogna dare certezze a chi lavora» spiega «ma anche ai cittadini. Le persone hanno ancora paura, il timore di tornare indietro c’è ed è reale. Finché tutti non avremo garanzie che le cose sono tornate come prima la gente non si muoverà, sarà sempre sospettosa, non possiamo prendercela con nessuno. 

Avendo un panificio sono sempre stato aperto almeno al mattino, ma faccio la metà degli scontrini e il mio è un bene di prima necessità. Non è che se apro solo io le cose cambiano, l’economia si muove se apriamo tutti. Il Governo deve dare una mano ai commercianti come è stato fatto in altri Paesi, i 600 euro fanno ridere, serve un contributo a fondo perduto per chi ci ha rimesso. In seconda istanza servono messaggi positivi, altrimenti non ripartiamo più». Luca Boscolo titolare del salone di parrucchieri I Marloo, sabato sera ha posizionato in piazza Ferretto un’opera d’arte che ha realizzato personalmente: il busto di una donna e delle teste distanziate di un metro l’una: «L’ho dedicata alle istituzioni che ci hanno sostenuto, comune e regione, ma anche ai giornalisti che ci aiutano e che danno una mano a noi esercenti e piccolo imprenditori, perché ci donano forza di andare avanti e avere il coraggio di alzare la serranda un’altra volta». L’opera, adesso, è nel plateatico del pub Mc Onor, presente ieri alla protesta, come I Marloo.

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