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Più turisti italiani che stranieri il Veneto torna indietro al 1992

Fonte: La Nuova Venezia del 21-07-2020

«Quest’estate non cambiare, stessa spiaggia stesso mare» cantava Piero Focaccia. Sarà proprio così: un’estate all’insegna del turismo interno. Con l’accento tedesco che non sarà che un ricordo nei campeggi del litorale, come le cadenze francesi, spagnole e inglesi nelle città d’arte. A dirlo è la fondazione Think Tank Nord Est, a seguito di un’indagine che ha coinvolto 500 strutture turistiche venete. Nel 2020 i turisti italiani, in Veneto, supereranno i turisti stranieri. Non accadeva dal 1992. In parte, esito ovvio delle misure di contenimento del contagio. Sono 16 i Paesi “a rischio Covid”, inseriti nella “black list” e provenendo dai quali non è possibile entrare in Italia. Ma le misure sono rigide anche per gli Stati extra Schengen, con l’obbligo di isolamento domiciliare di 14 giorni appena messo piede in Italia. 

Tutt’altro che un “benvenuto” per i turisti stranieri, con un loro calo che potrebbe essere compreso tra il 50 e l’80%, a seconda della provenienza. E allora meno 50/60% per chi arriva da Germania, Austria, Svizzera, Francia, Spagna, Regno unito, Paesi Bassi, Belgio e nord Europa: area Schengen. Calo fino al 70% per chi ha passaporto russo o di un altro Paese dell’est Europa, con obbligo di quarantena in Italia. E calo fino all’80% per i turisti che arrivano da oltre i confini continentali. E per quanto riguarda il turismo italiano? «La sfida è quella di intercettare una nuova clientela italiana e cercare di fidelizzarla» sostiene Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est. Parlando di turismo italiano in Italia, il calo sarà contenuto, nell’ordine del 10/12%. E per il Veronese si pensa che i numeri del 2020 potrebbero persino superare quelli dell’anno scorso. Nonostante sia proprio il turismo della città dell’Arena, insieme a quello di Treviso e Padova, il più colpito dalle “conseguenze” del Covid. Mentre la provincia che, meglio delle altre, ha tenuto duro è quella di Belluno. Soffre invece Venezia, ma con la speranza di risalire la china ad agosto, il mese per antonomasia dedicato alle vacanze degli italiani. Per questo, il mese prossimo, la metà degli alberghi veneti confida di riempire oltre il 40% delle stanze. 

Di questi tempi, un mezzo miracolo. Ma poi sarà tutto da rifare, con appuntamento all’estate prossima. «Lo stop forzato di quest’anno dev’essere l’occasione per rilanciare l’offerta turistica 2021, puntando su qualità e sostenibilità, tenendo presente che l’attenzione alla sicurezza sanitaria potrebbe essere un valore in più anche nei prossimi anni» spiega ancora Ferrarelli. Se, delle 500 strutture interviste, tre su quattro hanno dichiarato una perdita di fatturato superiore al 40%, appena una su dieci non crede in una totale ripresa entro un paio d’anni. Intanto, per settembre, il 78% degli albergatori teme che riuscirà a ottenere prenotazioni per meno del 20% degli alloggi. Stessi risultati di un giugno nero. L’estate, d’altra parte, non è tutta uguale. La situazione è stata complessa anche a luglio, con appena il 29% delle strutture che ha dichiarato di avere alloggi riempiti per oltre il 40%. Ora la speranza è tutta nella voglia degli italiani di un mese di relax. 

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