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Porto, gli operatori preparano la protesta «Questo Governo non vuole ascoltarci»

Fonte: La Nuova Venezia del 21-07-2020

La Comunità portuale veneziana scalpita e chiede una decisione «ormai non più rinviabile» al ministro De Micheli. A venti giorni dall’ultima seduta del Comitato di Gestione del Porto – chiusa senza l’approvazione del bilancio consuntivo del 2019 per l’assenza dei due rappresentanti della Città Metropolitana e della Regione – il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sembra avere accantonato l’ipotesi di “sfiduciare” il presidente Pino Musolino (il cui mandato scade tra otto mesi) decidendo di non ricorrere al “commissariamento”, ma a tutt’oggi non ha comunicato, ufficialmente, alcuna decisione . Il ministero starebbe valutando altre vie d’uscita allo stallo creatosi all’Autorità di Sistema Portuale di Venezia e Chioggia. Del resto se, come prevede la recente legge di riforma dei porti, il ministro Paola De Micheli – che nei giorni scorsi era a Venezia per le prove del Mose – fosse stata intenzionata a designare un commissario straordinario, l’avrebbe già fatto. L’articolo 7 della legge di riforma del 2016 prevede, infatti, che il ministro debba disporre il commissariamento del Presidente di un’Autorità Portuale e lo scioglimento del Comitato di gestione in tre specifici casi: qualora sia decorso il termine di approvazione del piano operativo triennale, ma non è questo il caso di Venezia come non lo è il secondo caso previsto, cioè l’esistenza di un disavanzo nel bilancio consuntivo. L’ente pubblico portuale veneziano lo ha chiuso con un attivo che supera i 26 milioni di euro e un utile di oltre 11 milioni. 

Sussiste, invece il terzo caso previsto dall’articolo 7 per il commissariamento, ovvero «la mancata approvazione dei bilanci dell’ente entro il termine previsto dalla normativa vigente», ma il bilancio consuntivo dell’ente veneziano risulta essere stato validato, a tutti gli effetti, dal Collegio dei Revisori dei conti – che ha espresso parere favorevole sul bilancio di previsione 2020 dell’Autorità portuale veneziana – seppure il rendiconto del 2019 non sia stato ratificato con un seduta regolare e il voto favorevole della maggioranza dei membri del Comitato di Gestione. In questo quadro l’attuale presidente, Pino Musolino, continua ad operare e resta in attesa delle istruzioni del ministero della Infrastrutture, da cui dipende. Intanto, però, operatori e categorie portuali veneziane continuano a essere preoccupati per lo stato di incertezza istituzionale nell’ente portuale lagunare. «Sono passati 20 giorni e, naturalmente, non è successo nulla», dice il presidente di Confetra Nord Est, Paolo Salvaro, «dico naturalmente, perché quando c’è un problema che riguarda il Porto di Venezia sembra che a livello nazionale nessuno sia interessato non dico a risolverlo come dovrebbe essere per un Porto di interesse nazionale, ma nemmeno ad ascoltare i diretti interessati. 

Nei giorni scorsi il ministro De Micheli erano a Venezia per le prove del Mose, che tra l’altro ha importantissime ricadute sull’attività del Porto, e noi avevamo chiesto un breve incontro per illustrarle le nostre preoccupazioni e le necessità urgenti. Ma la nostra richiesta non ha ricevuto nemmeno una risposta. Per questo abbiamo deciso insieme alle altre organizzazioni e rappresentanze della Comunità Portuale di creare un Coordinamento per avviare tutti insieme delle iniziative, anche di rilievo mediatico. Non accettiamo di vedere morire il nostro Porto restando in silenzio». Anche Alessandro Santi, presidente degli agenti marittimi veneziani e coordinatore della Venezia Port Community – una rete che rappresenta il mondo imprenditoriale e associativo portuale e marittimo della città – torna a ricordare che «Venezia sta subendo l’inesorabile interramento dei suoi canali di accesso al porto, per i quali si attende da anni una manutenzione anche nel febbraio scorso promessa dal ministro De Micheli che ha annunciato l’intenzione di incontrare i rappresentanti imprenditoriali che domani (oggi, ndr) scenderanno in piazza a Genova per il blocco delle autostrade. A Venezia non è accaduto neppure questo e alla protesta nei canali dei mesi scorsi ha fatto seguito una promessa non mantenuta, e poi mesi di silenzio. La prossima volta le imbarcazioni e i manifestanti della Comunità portuale che scenderanno nei canali della Serenissima a protestare saranno molti di più».

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