Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

«Progetto inadeguato serviva un architetto» Spitz spiega la consulenza a Boeri

Fonte: La Nuova Venezia del 07-04-202

«Il progetto architettonico mi è sembrato non adeguato al valore architettonico della Basilica. Abbiamo deciso insieme al provveditorato di chiedere integrazioni e di affidarci a un grande architetto». Così la commissaria Sblocca-cantieri Elisabetta Spitz spiega la consulenza affidata allo studio milanese Boeri – quello che ha realizzato il grattacielo verticale – per il progetto della difesa della Basilica. Un’idea già perfezionata dalla Procuratoria e dai suo tecnici, approvata dalla Soprintendenza e pronta a partire. Ma adesso la commissaria nominata per il Mose, ha deciso di intervenire anche su San Marco. La proposta con una spesa di 40 mila euro, pari a quella del progetto elaborato da Mario Piana, Pierpaolo Campostrini e Daniele Rinaldo – è stata discussa anche nel Cta, il Comitato tecnico di magistratura, a metà febbraio. «E in quella sede», dice la commissaria, «nessuno ha opposto contrarietà». Ma perché chiamare in causa uno studio di architettura milanese per realizzare la barriera provvisoria di vetro a difesa di San Marco

Progetto provvisorio, in attesa della realizzazione dell’altro progetto per la difesa dell’intera Piazza, pronto a partire. «Dal punto di vista ingegneristico e idraulico siamo soddisfatti», continua Spitz, «ma riteniamo insieme al Provveditore alle Opere pubbliche che anche una semplice balaustra debba avere una dignità architettonica.  Perciò in accordo con tutti abbiamo interpellato un grande studio italiano di architettura, vista l’importanza indiscutibile del manufatto».Scelta che ha provocato qualche perplessità tra gli addetti ai lavori. Per la messa in discussione del lavoro già fatto – a titolo quasi gratuito – dai professionisti e dai Procuratori come Campostrini e Piana, ex vicesoprintendente a Venezia. Nessuna voglia di polemica frontale. Ma l’imbarazzo è evidente.«Se si tratta di dare contributi migliorativi, ben vengano», commenta Campostrini, «ma non vorremmo che i tempi si allungassero. La priorità assoluta per noi è quella di poter difendere la basilica già entro novembre. Non possiamo ripetere quello che è successo quest’anno, con la Basilica invasa dalle acque per un mese. Anche perché sono in corso lavori di recupero e di restauro molto delicati».Nel merito, l’ingegnere non entra. «Diciamo soltanto», scandisce, «che noi abbiamo proposto quel progetto pensando naturalmente al fatto che si tratta di una chiesa. Frequentata dai fedeli e dai turisti che speriamo ritorneranno. 

Dunque vanno pensati varchi e tipologìe di difesa che permettano di utilizzarla così».Quanto ai materiali scelti – il vetro antisfondamento – la Procuratoria ricorda che si è trattato di una «scelta meno impattante possibile». Una difesa improntata alla leggerezza e soprattutto alla «provvisorietà».La barriera a difesa di San Marco infatti dovrebbe entrare in servizio già in autunno, Ma essere smontata non appena il Mose diventerà operativo e lo sarà anche il progetto generale di rialzo e difesa della Piazza dalle maree fino a 110 centimetri. Il costo dei lavori è di circa 3 milioni e mezzo di euro, il progetto costa 38 mila euro, durata dei cantieri cinque-sei mesi.Si tratta di infiggere tra i masegni una barriera in vetro per intercettare l’acqua che risale e allaga la Basilica nelle sue parti più basse quando la marea supera i 70 centimetri. Ipotesi contestata dagli ambientalisti. Ma garantita come «provvisoria», per evitare i danni della prossima stagione invernale. «Abbiamo illustrato il progetto alla Soprintendenza», dice Campostrini, «accogliendo le osservazioni. Adesso la proposta è stata inviata al ministero. Ma la nostra parola d’ordine è fare presto».

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Grazie, l'iscrizione è avvenuta con successo. Controlla la tua mail e clicca sul link per confermarla.