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«Pronto alla sfida per il governo della città» Baretta scommette sulla coalizione larga

Fonte: La Nuova Venezia del 27-02-2020

«Non sono l’uomo delle banche o dei poteri forti. Sono stato per anni al governo, come sottosegretario al ministero dell’Economia. Mi sento solo un uomo delle istituzioni». Pierpaolo Baretta monta in sella. Pronto a guidare la lunga cavalcata che dovrebbe riportare il centrosinistra veneziano al governo. 71 anni, un passato da sindacalista della Cisl, Baretta è un democristiano vecchio stampo. Esperto di politica e dal profilo istituzionale. Alla fine il Pd ha scelto lui per provare a tenere unita la coalizione e lanciare la sfida al sindaco uscente, l’imprenditore Luigi Brugnaro.

 


«Finalmente, dopo mesi di incertezza, si parte. Lei ha accettato con entusiasmo. Ma non sarà una corsa in discesa…

«Per niente. È chiaramente una marcia in salita. Ed è uno dei motivi per cui ho accettato l’offerta. Perché voglio portare un vento di speranza, una novità. Con una prospettiva concreta di riprendere la città e non lasciarla per altri cinque anni a Breugnaro e al centrodestra».

Dunque Baretta è una buona scelta….

«Altroché! Garantisco esperienza e stabilità. Competenza e buoni rapporti con Roma. E poi non ho interessi personali, di alcun tipo».

Dicono che lei abbia un buon rapporto con il suo avversario Brugnaro

«Ma sì, ho un buon rapporto con Brugnaro, anche personale, non lo nego. Ma molte cose mi separano da lui politicamente».

Ad esempio?

«Il modo di rendere il governo della città partecipato. A cominciare dalle associazioni e dalle municipalità. Forse è anche per la sua personalità forte, ma l’attuale sindaco ha accentrato su di sè ogni decisione. Io credo molto nel decentramento e nella discussione».

Alla giunta Brugnaro gli ultimi governi di centrosinistra hanno garantito molte risorse per la città. La Legge Speciale, l’emergenza alluvione…

«I soldi li abbiamo dati alla città, che va difesa, non al sindaco. Il governo è dei cittadini. Giusto così».

Gli alleati hanno dato il via libera alla sua candidatura?

«Sì. Siamo a buon punto. C’è l’ok del Pd, del Psi, di Più Europa e Italia Viva, della lista di Ugo Bergamo, della sinistra… Li incontrerò nei prossimi giorni e metteremo a punto il programma e l’organizzazione della campagna elettorale».

I rossoverdi hanno posto alcune condizioni

«Anche con loro ci incontreremo nelle prossime ore. Hanno posto quattro punti che dovremo affrontare».

Sulle grandi opere, Mose e grandi navi, la distanza non è poca.

«Sulle grandi navi siamo tutti d’accordo, le dobbiamo togliere da San Marco. E la soluzione definitiva deve allontanare quelle non compatibili. Sul Mose ci hanno chiesto verifiche tecniche. Siamo d’accordo. È uno dei motivi per cui abbiamo nominato un commissario Sblocca cantieri».

Ci sono ancora dubbi e perplessità da parte dei comitati. La gamba «civica» della coalizione.

«Vedrò anche loro in settimana, il 25 Aprile e Un’Altra città possibile. Discuteremo sui programmi. Ma soprattutto su quello che può essere il filo che ci unisce».

Quale?

«A Venezia c’è bisogno di un’alternativa, per far ripartire questa città. Intanto vediamo chi ci sta».

C’è chi nel Pd avrebbe preferito una donna. Monica Sambo, ad esempio.

«Alla fine si è deciso di dare a Monica un ruolo, capolista e con una posizione importante nella nuova amministrazione. È persona competente, che ha combattuto cinque anni in Consiglio comunale. Con lei ho un buon rapporto personale. Credo che lavoreremo bene insieme».

Si dimetterà da sottosegretario?

«Adesso ovviamente no. Sarebbe sbagliato, non è il momento. C’è da completare un lavoro importante che stiamo facendo con questo governo. In caso di elezione a sindaco ovviamente sceglierò Venezia».

Tornerà ad abitare in centro storico, a Cannaregio dove è nato?

«Può essere. Abitavo in una casa prima del ponte di calle Racchetta. In quel punto si chiama calle del Doge Priuli…» —

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