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Protocollo fanghi, i tempi si allungano

Fonte: Il Gazzettino del 07-04-2020

Tutto era stato dato per risolto due mesi fa, invece… Il nuovo protocollo fanghi/sedimenti non è ancora realtà. Il decreto interministeriale che deve ratificare i nuovi criteri di controllo dei fanghi da scavare in laguna, in sostituzione dell’attuale protocollo provvisorio dal 1993, pare essersi insabbiato. O meglio dall’ultimo annuncio di metà febbraio che dava il testo definitivo approvato da tutti gli enti coinvolti, nuove richieste sono arrivate da Roma al Provveditorato alle Opere pubbliche del Triveneto. Anche negli ultimissimi giorni il Ministero dell’Ambiente ha chiesto l’invio di documenti vari. Pare si sia mosso anche il suo ufficio legale per un ulteriore accertamento sullo strumento da usare, quello appunto del decreto interministeriale che pareva dato per assodato. Una storia infinita, insomma, che ripropone contrapposizioni che sembravano superate. Tanto che la stessa ministra Paola De Micheli avrebbe ventilato l’idea di portare la questione in Consiglio dei ministri.

PROTOCOLLO ANNOSO

Era il 2016 quando in Provveditorato si iniziò a lavorare alla stesura di un nuovo protocollo, attraverso una Conferenza di servizi estesa a tutti gli enti coinvolti e con un tavolo tecnico di esperti. A fine 2018 la bozza nel nuovo protocollo era già pronta nelle sue linee essenziali, ma è iniziato un lungo confronto con il Ministero dell’ambiente. Nel 2019 ha richiesto il parere dell’Istituto superiore di sanità che alla fine si è detto favorevole. Sempre l’anno scorso l’Avvocatura generale dello Stato ha suggerito una procedura concordata tra i due ministeri, ed ecco l’idea del decreto interministeriale. All’inizio di quest’anno, poi, le riunioni che sembravano decisive: a gennaio con tutti gli enti coinvolti Regione, Comuni di Venezia e Chioggia, Città metropolitana, Provveditorato per il Mit, Autorità di Bacino e Ispra per l’Ambiente, Avvocatura di Stato, Arpav – che hanno sottoscritto il testo definitivo, a febbraio con un ulteriore via libera dell’Istituto superiore della sanità. A quel punto la firma del decreto da parte dei ministri delle Infrastrutture Paola De Micheli e dell’ambiente Sergio Costa sembrava questione di giorni. Ma sono passate settimane.

TRESSE IN STALLO

Un problema non da poco per il mondo del Porto che si intreccia con lo stallo in cui si trova anche il progetto di rialzo dell’isola delle Tresse, dove dovrebbero essere depositati i sedimenti recuperati dagli scavi nei canali portuali. L’ultimo comitato tecnico del Provveditorato – tenutosi il 6 marzo, ad emergenza coronavirus già in corso – era stato convocato proprio per dare il via libera al progetto, tanto contestato dagli ambientalisti. L’approvazione, alla fine, è arrivata solo a metà. Il comitato ha approvato la parte tecnica del progetto, quindi il rialzo, non quella amministrativa, cioè l’affidamento dei lavori alla società Tressetre, del gruppo Mantovani, che gestisce l’isola dal 2007. La proroga del project financing scaduto nel 2016 è stata ritenuta illegittima dallo stesso relatore del Provveditorato, l’ingegner Francesco Sorrentino, d’accordo l’Avvocatura di Stato. Insomma, bisognerà fare una gara. Nell’attesa c’è il problema degli scavi da realizzare con urgenza. Il comitato, su questo punto, ha passato la palla ad Avvocatura e Autorità di sistema portuale. Ma la soluzione è ancora allo studio. Solo per risolvere i problemi immediati del canale Malamocco Marghera ci sono da dragare ben 300 mila metri cubi di sedimenti. Su questo fronte però, bisognerà attendere anche il parere preventivo della commissione Via. La richiesta di assoggettabilità del dragaggio del Malamocco Marghera era stata sollecitata dal ministero all’Ambiente e il Provveditorato l’ha limitata all’area delle casse di colmata. La commissione dovrebbe rispondere nel giro di un mese. Ma se dovesse decidere di assoggettare il progetto alla Via, l’intera procedura potrebbe richiedere fino a tre anni.

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