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Quelle 2 sorelle, in Italia da rifugiate

Fonte: Il Gazzettino del 08-04-2020

Due vite riservate, con qualche lavoro negli alberghi dii Venezia (qualcuno dice anche negli ospedali), anche se nessuno si ricorda di loro. Raccontano, a Marghera, dove vivevano, che le due sorelle marocchine che nella notte tra lunedì e martedì hanno deciso di uccidersi lanciandosi da un motobattello per aver perso il posto di lavoro, fossero arrivate in Italia, a Venezia, come migranti e poi che abbiamo avuto il riconoscimento di rifugiate politiche.

MANO NELLA MANO

Non hanno lasciato biglietti, ma il loro gesto è stato messo in relazione alla perdita del posto di lavoro a causa della crisi occupazionale provocata dal coronavirus. Una decisione, quella di togliersi la vita, che le due donne, di 43 e 39 anni, hanno assunto insieme con fredda lucidità. E in un ultimo gesto, prima di lanciarsi dal motobattello Guardi, si sono prese per mano. È così che le hanno trovatre gli uomini dei vigili del fuoco, verso le due di notte: mano nella mano in fondo alla laguna, nei pressi del Mose al Lido. Le due sorelle si erano imbarcate verso mezzanotte a Punta Sabbioni. Resta da ricostruire come mai avessero scelto di andare proprio sul litorale: se lunedì avessero avuto qualche appuntamento, un lavoretto, o se anche questa scelta sia stata premeditata in una regia che è partita da lontano.  Come il gesto di togliersi le scarpe prima di lanciarsi dal motobattello nel buio della notte e delle acque della laguna. Scarpe che sono state ritrovate a bordo, assieme a una bottiglia, dal comandante e dal marinaio, che non si sono accorti di nulla.

VITA RISERVATA

A Catene, in via Alleghe, raccontano che le due sorelle si fossero trasferite lì da 5-6 anni. E da quell’appartamento uscivano sì, ma senza frequentare gruppi o associazioni, a quanto pare. Una esistenza anonima tanto che, pur in un quadro di ristrettezze economiche, non aveva nemmeno attirato l’attenzione dei servizi sociali del Comune, che si occupano di marginalità e storie difficili. Le due sorelle un lavoro ce l’avevano: secondo qualche vicino, avevano avuto un impiego negli ospedali. Ultimamente invece lavoravano nel settore turistico, negli hotel veneziani. Le vedevano uscire di casa, ritornare, ma senza scambiare grandi confidenze con altre persone. Anche nel settore alberghiero non è facile trovare chi si ricordi di loro. La procura, attraverso il, sostituto procuratore Alessia Tavarnesi, sta indagando sul caso.

LE INDAGINI

Ieri i vigili del fuoco hanno aperto quell’appartamento per consentire agli investigatori di acquisire elementi di conferma dell’identità delle due donne (solo una di loro aveva i documenti) e per trovare tracce che possano dare una spiegazione ad alcuni degli interrogativi di questa vicenda: dal luogo scelto per l’estremo gesto, alla decisione di farla finita insieme, mano nella mano, unite nella morte così come erano state nella vita. Non sono stati trovati biglietti, ma la Capitaneria di Porto ha acquisito alcuni documenti.

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