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«Rialziamo il ponte ferroviario, e sotto spazio ai vaporetti»

Fonte: Il Gazzettino del 03-04-2020

Alzare il ponte dei treni in arrivo a Venezia, una decina di metri con una cifra tra i 30 e i 40 milioni di euro. I conti li ha fatti il Comune, i soldi deve metterli lo Stato perché quel ponte è delle Ferrovie. Dato che è ancora quasi tutto bloccato e che a fatica si sta cercando di uscire da un lockdown che dura da oltre due mesi, e che i tedeschi invece hanno cominciato più tardi e hanno risolto prima dato che domani gli studenti in Germania tornano a scuola, meglio insomma utilizzare il tempo per pensare a come risolvere i problemi che prima o poi si ripresenteranno. Come quello della mobilità a Venezia. 

L’OSTACOLO PIÙ GRANDE

E siccome uno degli ostacoli maggiori per evitare che il Canal Grande torni ad essere intasato e pericoloso è proprio il ponte della ferrovia, l’assessorato alla Mobilità ha contattato esperti di ingegneria e opere pubbliche per capire se alzare quel ponte sia fattibile: la risposta è stata positiva e, in tal modo, i vaporetti potrebbero passarci sotto, come possono già passare sotto al ponte della Libertà, e finalmente effettuare una circolare attorno alla città storica che toglierebbe dal Canal Grande buona parte di traffico, e creerebbe tutta una serie di approdi dall’esterno che consentirebbero così di decongestionare i percorsi tradizionali seguiti dai turisti. «Nella speranza che tutto il mondo riparta al più presto, dobbiamo renderci conto che Venezia deve ripensare la logistica dei trasporti: non più’ tragitti completi e separati, ma una logica di punti d’interscambio che permettano di avere una linea circolare ad alta frequenza, e poi coincidenze per Murano, Burano, Lido, Punta Sabbioni dalle Fondamenta Nuove, che vuol dire in primis ospedale – afferma l’assessore alla Mobilità Renato Boraso. Per realizzare questo piano è necessario sopraelevare il ponte ferroviario per permettere il passaggio dei vaporetti, così si decongestiona anche il Canal Grande con tariffe differenziate anche per i turisti, facendo diventare San giobbe la principale fermata delle ferrovia».

Dieci metri sono quasi una montagna. 

«No, basta partire prima con l’innalzamento, un po’ come è stato fatto per il ponte della Libertà. E questo è il momento giusto per intervenire perché, oltretutto, in un periodo economico devastante per il Paese, la leva delle opere pubbliche come manovra keynesiana diventa fondamentale per la ripresa. Lo diceva anche il mio prof. di Economia a Ca’ Foscari, Giuliano Petrovich, il quale aggiungeva purché siano opere utili. E questa per liberare il Canal Grande lo sarebbe di sicuro». Visto che uno dei tempi più dibattuti a Venezia, da anni ormai, è come liberare dal traffico il Canal Grande, una circolare che tocchi San Giobbe con l’Università, Fondamenta Nuove, Lido, San Marco, Giudecca, interscambio con Tronchetto, per Boraso sarebbe una delle soluzioni primarie.

PAROLA DI CONTE

«Lo ha affermato persino il premier Giuseppe Conte nei giorni scorsi: ha detto che vuole rilanciare il Paese con un grande piano per le opere pubbliche fermo a causa del Covid-19. Se lo dice pure lui, faccio appello ai nostri parlamentari veneziani perché insistano col premier e si facciano promotori anche del progetto per alzare il ponte della Ferrovia a Venezia. È un’opera pubblica a tutti gli effetti: anche se non proprio una grande opera dal punto di vista strutturale, sarebbe comunque una grande opera per la mobilità a Venezia, soprattutto se guardiamo alla mobilità del futuro, del dopo coronavirus, di un equilibrio diverso tra residenza, lavoro e turismo».

Chi potrebbe fare il progetto? 

«Intanto vediamo se riusciamo a portare a casa i soldi, poi già gli studenti dell’Iuav che parteciperanno al bando per progettare una mobilità sostenibile in centro storico con possibile terzo ponte della Libertà, potrebbero inserire pure il rialzo del ponte della ferrovia».

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