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San Marco, le gondole vuote Balbi: «Vogliamo ripartire»

Fonte: La Nuova Venezia del 13-05-2020

La fila di gondole immobili, davanti a San Marco, scosse appena dall’onda provocata dal vento, fa una certa impressione. L’immagine è straordinaria, linee che spesso non si notano, luce che amplia la bellezza. Ma le gondole sono ferme. Messe da notte, come dicono i gondolieri. Chiuse con il telo blu. Non ci va nessuno in gondola. E anche questo nella città dove quello è il simbolo conosciuto in tutto il mondo, fa una certa impressione. Andrea Balbi, presidente dell’Associazione gondolieri veneziani, mostra con un velo di tristezza la piazza San Marco deserta. «Senza turisti la città è ferma, l’economia si blocca», dice, «adesso vogliamo ripartire. Ma dovremo studiare bene le modalità. E per adesso nessuno ci ha detto nulla». «Mantenere le distanze in gondola non è un problema, la gondola è lunga 11 metri», spiega Balbi, «il guaio sono i contatti, quando il turista sale in gondola. E non possiamo lasciarli salire da soli». Ma il problema vero, continua il presidente, «è quello che i turisti non ci sono. «Realisticamente, prima del marzo 2021 non torneranno. E questo per noi è un disastro». Sono a terra gli oltre 400 gondolieri con licenza comunale. 

Ma sono a terra anche i quasi 200 sostituti. Coloro che sostituiscono il titolare. Seicento famiglie a reddito zero.«Da febbraio non lavoriamo», spiega Balbi, «prima c’era stata l’Acqua granda. Ma adesso è diverso. Con l’acqua alta i turisti pochi ma vengono lo stesso. Adesso l mondo è bloccato».Per far lavorare i gondolieri e aiutare il trasporto pubblico dei vaporetti in difficoltà, il Comune ha anche annunciato la riapertura dei traghetti da parada, da una riva all’altra del Canal Grande. «E’ il traghetto più antico del mondo», spiega il gondoliere con un pizzico di orgoglio alla tv Euronews che lo sta intervistando, «noi siamo favorevoli a riaprirli. Ma anche qui occorre prima fissare regole per la sicurezza sanitaria». Nei prossimi giorni, annuncia Balbi, si terrà un vertice in municipio per verificare quali siano i traghetti da riaprire subito. Quelli che già erano funzionanti prima della pandemia, cioè Santa Sofia, San Tomà. il Giglio, la Dogana, Il Carbon (fino a mezzogiorno). 

Ma anche altri che si potrebbero riattivare come San Samuele-Ca’Rrezzonico, San Beneto, San Marcuola-Fontego dei Turchi.Certo il guadagno dei traghetti da parada non è confrontabile con quello del trasporto turistico. Ma con qualche contributo comunale – com’era una volta – potrebbe essere intanto una fonte di reddito.Resta il problema del flusso. «Adesso in città ci sono solo i veneziani», continua Balbi, «stiamo studiando anche la possibilità di offrire giri in gondola a prezzi ridotti per i Veneziani». Ma quanti poi accetteranno di fare i «turisti in casa?» Il vero nodo è il ritorno delle comitive. Le gondole lavorano con i gruppi, sei persone per barca, prenotazioni affidate alle agenzie. Già questo non sarà più possibile. In gondola, al massimo, per rispettare le distanze, potranno salire in tre, utilizzando anche la mascherina.Un’economia che sta per implodere. Che mai, nemmeno durante la guerra o in altre emergenze aveva visto azzerato completamente il suo fatturato. «Ho quattro figli, e in queste settimane sono stato volentieri con loro», dice Andrea, «mi ritengo fortunato. Ma la situazione è difficile. Chi non è riuscito a mettere via qualcosa, adesso fa davvero fatica». 

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