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San Marco, valvole ko. Basilica sempre allagata

Fonte: Il Gazzettino del 04-03-2020

L’acqua alta ha sfiorato il metro nella serata di martedì. E la Basilica di San Marco si è ritrovata con il nartece allagato dall’acqua salsa. Un disastro per il gioiello d’arte bizantina, che ormai non accadeva da due mesi, ma che d’ora in poi rischia di ripetersi di frequente, anche con maree modeste, sopra i 66 centimetri, quota d’ingresso dell’acqua nel nartece, perché le pompe che l’avevano messo all’asciutto fino agli 88 centimetri sono ferme, in attesa di manutenzione da ottobre. Per la Procuratoria di San Marco un’altra occasione per ribadire la necessità di fare presto anche con il progetto di messa in sicurezza dell’intera Basilica attraverso dei parapetti in vetro. Una prima valutazione da parte del Provveditorato dovrebbe arrivare a giorni. «Per realizzarlo servono sei mesi – spiega il procuratore di San Marco, Pierpaolo Campostrini – se si iniziasse ad aprile, sarebbe pronto per ottobre, quando riprenderanno le acque alte importanti. Attendiamo le valutazioni delle amministrazioni, ma San Marco ha bisogno di tempi rapidi. Questa protezione serve subito, non sarebbe lo stesso averla il prossimo anno».

TREGUA FINITA

La tregua dall’acqua alta per la Basilica è durata i due mesi in cui la laguna si è ritrovata in secca. Una fase stagionale, per la marea, che ora è finita. L’altra giorno l’acqua alta si è fermata a 95 centimetri alle 21.50, con un picco che è arrivato prima ed è stato inferiore alle previsioni, grazie al miglioramento delle condizioni meteo, come spiegano dal Centro maree del Comune. I prossimi giorni saranno di acque alte normali, ma con massime attorno ai 70 centimetri e un’altra ipotesi di marea a 100 centimetri per venerdì. Notizie pessime per la Basilica, che in questo momento non può contare sul sistema di valvole e pompe completato l’anno scorso. «Ha funzionato bene tutta l’estate, che è stata la prima senza allagamenti, consentendoci di completare una serie di importanti restauri» ricorda Campostrini. Ma ad ottobre ci sono stati i primi malfunzionamenti, colpa della sporcizia che aveva intasato i filtri delle pompe.

MANUTENZIONE IN STALLO

Un problema, sulla carta, di facile soluzione. Si tratta di alzare qualche masegno e ripulire i filtri. Ma l’intervento è slittato tra un rimpallo e un’emergenza. L’opera, infatti, non è ancora stata consegnata dal Consorzio Venezia Nuova, che deve completare il collaudo e a cui spetta, in questa fase, anche la manutenzione. Poi ci sono stati i due mesi di acque alte eccezionali, infine si è deciso di aspettare Carnevale. «Si doveva iniziare subito dopo, speriamo» allarga le braccia Campostrini..

LA DIFESA PROVVISORIA

Ma quel che preme alla Procuratoria è anche il progetto per la protezione dell’intera Basilica dalle maree superiori agli 88 centimetri, quando il sistema di pompe studiato per il nartece non basta più. In queste settimane è stata presentato, oltre che al Provveditorato e alla Soprintendenza, anche al Comune. «Abbiamo poi visto il progetto generale di protezione dell’intera Piazza – continua Campostrini – e la buona notizia è che è compatibile con il nostro, che resta un intervento reversibile e provvisorio. Quando il Mose e la protezione dell’intera Piazza saranno funzionanti potrà essere rimosso». Poi c’è la questione costi. Per la soluzione con le lastre in vetro proposta dalla Procuratoria serviranno circa 3 milioni. «Facciamo l’ipotesi che il progetto di protezione dell’intera Piazza venga realizzato nel più breve tempo possibile, passerebbero comunque tre anni – calcola Campostrini -. Quello con le lastre, invece, potrebbe essere pronto in sei mesi, con costi di realizzazione di molto minori dei danni che subirebbe la stessa Basilica in questi tre anni». La Procuratoria ha già messo in conto restauri per 5-10 milioni a causa dei danni dell’acqua alta.

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