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“Se continua, costretti a licenziare”

Fonte: Il Gazzettino del 06-03-2020

La sofferenza più grande è il personale da pagare. Perché dopo le ferie e i permessi retribuiti i dipendenti temono la cassa integrazione. Gli imprenditori di Mestre e Marghera, del turismo, dei pubblici esercizi e del commercio al dettaglio, ieri hanno espresso la loro preoccupazione sulla situazione economica causata dal coronavirus in un incontro organizzato da Confcommercio. «La gente rischia il posto di lavoro, la cassa integrazione – ha dichiarato Massimo Gorghetto, presidente di Confcommercio Mestre – La paura più grande è quella di lasciare a casa il personale». Gorghetto è anche il presidente dei panificatori veneziani, e ieri ha testimoniato che nell’ultimo periodo all’interno della sua attività in via Mestrina è entrata poca gente. La sua apprensione è rivolta a tutti i commercianti che stanno subendo le scelte dei clienti di rinviare alcune spese, come quelle per l’abbigliamento, ad esempio.

IL CALO DEGLI AFFARI

«C’è stato un calo del 40% da noi – ha commentato Roberto Ciriotto del bar Perla – Troppo allarmismo, e la gente si rifugia in casa». Gabriella Checchin, titolare di Etliviaggi, un’agenzia di viaggi, ha spiegato che il problema più grande per lei sono le spese legate al personale: «Viviamo di turismo sia in uscita – ha raccontato – e qui il viaggiatore ha paura, ma registriamo anche la chiusura da parte degli stati esteri verso i nostri clienti, che non vengono fatti partire, oppure vengono messi in quarantena obbligatoria. Inoltre, devo pagare le spese ai dipendenti, tre fissi più un consulente». «Vogliamo rassicurare le persone – ha proseguito Gorghetto, prendendosela soprattutto con il governo, che non sarebbe stato in grado di comunicare e gestire la situazione – Le persone possono continuare a uscire. È necessario un intervento economico per sopperire a questo momento, posticipando i pagamenti e ottenendo facilitazioni». Confcommercio Marghera, con il suo presidente Mauro Chinellato, ha potenziato il servizio di consegna a domicilio di beni di prima necessità a quegli anziani che non possono uscire di casa.

INTERVENTI STATALI

«Si tratta di danni economici di miliardi di euro nella filiera turistica – ha dichiarato l’assessore Simone Venturini – che è quella più colpita. Ci preoccupa la partita stagionale del turismo. Nei prossimi giorni abbiamo convocato un tavolo, ma servono interventi statali». E proprio in occasione del tema trattato ieri nell’incontro Novità in materia di lavoro Strumenti di cassa integrazione/Fis anche per le piccole e medie imprese del comparto turismo e commercio, Laura Bincoletto ha spiegato agli imprenditori che il decreto legge Covid19 pubblicato il 1 marzo prevede tra le misure urgenti a sostegno di famiglie, lavoratori, imprese e turismo, trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga. «Abbiamo avuto una flessione del 70% – ha raccontato Silvia del ristorante L’ombra del gabbiano’ – Abbiamo troppe scadenze. Ho otto dipendenti, il 10 del mese devo pagare gli stipendi, e sono in grave difficoltà. Ora applichiamo il menù del giorno su tutta la carta. I clienti non pagano acqua e caffè, risparmiano 5 euro ed evitiamo gli sprechi». La perdita per quasi tutte le attività commerciali si aggira intorno al 60-70%. «Abbiamo dimezzato gli ordini – ha spiegato Mirka Bottazzo – tabaccaia di piazzale Roma – Ho messo i miei sei dipendenti in turnazione, quindi in ferie, e sto usufruendo dei permessi retribuiti. Dopo dovrò iniziare a licenziare. La gente ha paura di perdere il lavoro».  «A una mia ex dipendente il 29 febbraio non hanno rinnovato il contratto a causa di questa situazione», ha raccontato Luana Lando del negozio di calzature in via Mestrina. «Non si possono più fare concerti, ho perso un 60% del guadagno», ha concluso Stefano Pesce del Vapore. Mentre l’Ascom Riviera del Brenta testimonia che il decalogo sul coronavirus si sta distribuendo in tutte le attività.

 

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