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Chioggia: «Se non paghi le tasse ti chiudo»

Fonte: Il Gazzettino del 26-02-2020

Pagare tutti per pagare meno, contrapposto a pagare meno per poter pagare tutti. Queste le due filosofie che si sono scontrate, lunedì, in consiglio comunale, mentre si discuteva il nuovo Regolamento in materia di misure preventive per sostenere il contrasto dell’evasione dei tributi locali, poi approvato dalla maggioranza pentastellata. Il cuore del regolamento consiste nella facoltà, per l’amministrazione comunale, di sospendere licenze e autorizzazioni di propria competenza alle attività economiche che non siano in regola con i pagamenti dei tributi locali, in primis Tari (per i rifiuti) e Cosap (per i plateatici). Una punizione che, però, il Comune si riserva di non applicare a fronte dell’impegno, da parte del trasgressore, di regolarizzare la propria posizione con un pagamento rateale del dovuto. Questa norma esiste già da un anno nel Regolamento di Polizia locale, ma riguarda solo le attività (di somministrazione e alberghiere) soggette ad autorizzazione di pubblica sicurezza mentre il nuovo disciplinare la estende a tutte le attività commerciali. Una applicazione pratica, che ha fatto scalpore, è stata nei confronti del bar gelateria Carpe Diem, che era inadempiente per oltre 20 mila euro di tributi, da cinque anni a questa parte, e che, sul finire del 2019, aveva accettato la rateizzazione; poi non l’aveva rispettata, era stato chiuso pochi giorni fa e, dopo aver ripreso a onorare il debito, sarà riaperto a breve. Dal punto di vista del Comune si tratta, quindi, come hanno ribadito il sindaco, Alessandro Ferro, e l’assessore al Bilancio, Daniele Stecco, di un metodo che funziona, poiché mette gli evasori in condizioni di pagare un po’ alla volta, ristabilisce l’uguaglianza con chi, invece, paga regolarmente i tributi e, soprattutto, riduce l’ammontare del fondo crediti di dubbia esigibilità (tre milioni allo stato attuale) che si devono mettere a bilancio per compensare questo tipo di evasione.
LE CRITICHE
Di parere esattamente opposto la minoranza che, pur riconoscendo una astratta correttezza al Regolamento, ha lamentato la mancanza, per gli operatori economici, di misure incentivanti che affianchino quelle punitive e la disparità tra i piccoli, che vengono costretti a pagare, pena la chiusura, e i grandi che hanno i mezzi per opporsi in giudizio e spostare in avanti, anche di anni, il momento del pagamento (Segantin); la fretta con cui si è disposto il nuovo documento, invece di discuterlo più a fondo (Ranieri); l’incoerenza tra il programma elettorale di Ferro, nel 2016, che prometteva sgravi e aiuti alle attività economiche e commerciali (Tiozzo Compini e Montanariello); lo sconto applicato a Isamar, un po’ di mesi fa, in materia di pagamento Tari, rispetto al rigore nei confronti dei piccoli operatori (Beniamino Boscolo); il momento sbagliato di applicazione delle nuove norme, per la crisi generale, la contingenza del corona virus e, comunque, prima del periodo estivo che permette a molte aziende di disporre di maggiore liquidità (Zanni e Dolfin). La minoranza ha chiesto, a più voci, all’amministrazione di fermare la delibera, in attesa di tempi migliori e più approfondite discussioni.
NODO TARI STABILIMENTI
La maggioranza (Bonfà e Padoan) ha risposto che i piccoli sono salvaguardati dalla norma che esenta da queste azioni coercitive chi paga meno di mille euro l’anno di tributi e ha annotato che, se tutti pagassero, con i tre milioni del fondo crediti si potrebbero erogare parecchi incentivi. In questo quadro sarebbe a buon punto, secondo l’assessore Stecco, anche l’accordo per il pagamento della Tari arretrata da parte degli stabilimenti balneari: acconto del 30% e poi 60 rate per chiudere. Un’ipotesi che avrebbe già visto il ritiro della maggior parte dei ricorsi presentati dai contestatori.

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