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Sempre meno a bimbi Venezia, prime classi a rischio

Fonte: Il Gazzettino del 20-02-2020

Il Fenomeno
VENEZIA Iscrizioni in calo, classi prime a rischio e genitori in fermento. Il 31 gennaio si sono chiuse le iscrizioni alle scuole ed ora stanno emergendo varie situazioni problematiche segnalate da famiglie e insegnanti durante i consigli d’istituto che si stanno tenendo in questi giorni. Che sia a causa del calo demografico che ha interessato tutta la penisola, nord in particolare, o dell’esodo inarrestabile che porta sempre più famiglie di veneziani a spostarsi in terraferma, gli alunni iscritti a scuola sono sempre meno e ogni anno ci sono istituti che rischiano di non veder attivata la classe prima. Un problema comune a molti centri storici, ma che a Venezia assume rilevanza particolare per la specificità della città, come rilevato in una lettera che alcune famiglie hanno inviato al ministero (ne riferiamo qui sotto).
I CASI
E’ il caso ad esempio della primaria Zambelli a cui pare manchino ben 5 bambini per formare una prima classe, il cui limite minimo è fissato per legge a 15. Ma ce ne sono altre sul filo del rasoio come la Gozzi a Castello o la Manzoni vicino a Campo San Giacomo da l’Orio, che già quest’anno scolastico, per la prima volta, non aveva avuto sufficienti iscritti alla prima. In realtà alla Manzoni di iscritti per il 2019 ce n’erano circa 11: sarebbe bastata una deroga che però non è arrivata. Stessa cosa è successa alla Duca D’Aosta della Giudecca, zona che è già rimasta orfana di una scuola, la secondaria inferiore Palladio che nonostante gli appelli di famiglie e associazioni ha dovuto chiudere i battenti a settembre 2018. Ci sono poi situazioni di altro genere che però vanno sempre verso la riduzione dei servizi come alla primaria Diaz, dove forse il prossimo anno non si riuscirà a formare una prima a modulo ma solo quella a tempo pieno. Alla Canal invece si è optato per un compromesso cercando di accontentare anche chi avrebbe preferito il tempo pieno e che quindi avrebbe iscritto i figli altrove: dal prossimo anno scolastico infatti, i pomeriggi di rientro passeranno da due a tre.
I DISAGI
Ad essere preoccupati della situazione non sono solo genitori e dirigenti ma anche gli insegnanti perché se da una parte la non attivazione di una prima per alcuni potrebbe voler dire essere costretti ad attraversare la città optando per un istituto più lontano, per i docenti potrebbe portare addirittura al trasferimento in un altro comune della provincia. «Bisogna prendere atto che la realtà è questa e che i numeri si sono abbassati – interviene Claudia Zennaro, presidente del Consiglio d’Istituto del comprensivo Morosini – non si può più continuare a ragionare secondo i vecchi schemi dove le classi erano di 20-25 bambini». E non si può nemmeno continuare a gestire singolarmente ogni situazione chiedendo deroghe che a volte arrivano a volte no, rincara Massimo Brunzin, componente del consiglio d’Istituto. «Se si lascia gestire al caso queste situazioni arriveranno come un’onda travolgente nei prossimi anni, quando ormai sarà troppo tardi per fronteggiarle – continua la presidente – bisogna invece che Venezia venga considerata per quello che è: una realtà specifica da tutelare a cui devono essere applicate deroghe permanenti come già succede per le comunità montane o per Sant’Erasmo dove è concesso formare una classe con soli 10 iscritti».

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