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«Sos beni demaniali. C’è’ il rischio che siano trasformati in hotel»

Fonte: La Nuova Venezia del 19-04-2020

Beni demaniali a rischio privatizzazione. Ci sono forti, castelli, edifici storici in laguna che rischiano di essere sottratti alla fruizione comune per essere venduti ai privati. E trasformati – appena sarà di nuovo possibile – in hotel e resort di lusso.È l’allarme lanciato dall’Istituto dei Castelli, associazione che da anni si batte in difesa del patrimonio storico lagunare. «Ci sono soldi già stanziati dal Provveditorato quando era guidato da Roberto Linetti», dice il presidente, l’avvocato Andrea Grigoletto, «e progetti già pronti per il loro restauro. Vigileremo affinché tutto questo non vada stralciato in nome del Mose».Un esempio è quello di Ca’ Roman, dove ci sono già stanziati 500 mila euro nell’ambito del Piano Europa per i lavori di ristrutturazione, per trasformarlo in un bene pubblico fruibile dai cittadini. Ma anche il Forte di Sant’Andrea, che è stato inserito insieme all’Idroscalo nel progetto di «valorizzazione» voluto dal Demanio. E gestito dalle società nazionali del Demanio tra cui Invimit di cui era presidente Elisabetta Spitz, l’attuale commissaria Sblocca cantieri del Mose. C’è anche la caserma Pepe del Lido, che interessa anche al Comune e a società come la Fispmed («Federazione internazionale per lo Sviluppo sostenibile e la lotta contro la Povertà nel Mediterraneo Mar Nero…). Anche qui per trasformarlo in struttura turistica. «E’ la caserma più antica del mondo», dice Grigoletto, «anche su questo bisognerà vigilare. Il patrimonio pubblico e demaniale non può essere privatizzato. Soprattutto dove ci sono già i soldi e i progetti pronti per restaurarlo e renderlo fruibile al pubblico».

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