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Sos dei ristoratori: danno incalcolabile

Fonte: Il Gazzettino del 02-03-2020

Gli esercenti veneziani sono arrabbiati, il timore di dover continuare a contare i danni è forte e preoccupa. Intere famiglie sono a rischio, tra imprenditori e dipendenti, e l’ultimo provvedimento del presidente del Consiglio dei ministri non aiuta a calmare gli animi. Ai ristoratori non va giù la richiesta di dover mantenere una distanza di un metro tra un tavolino e l’altro, adducendo una serie di motivazioni che vogliono far capire come non sia il ristorante il problema del virus. Come afferma il titolare del prestigioso Do Forni Eligio Paties: «Blindare la città è fare del terrorismo, sono pazzi, per carità, non sono un medico, ma si rendono conto che le strade sono vuote? Stanno uccidendo Venezia, bisogna dire stop a questo allarmismo. Ieri (sabato, ndr) ho fatto 32 coperti, come pensano che si possa fare con gli affitti da pagare e 58 dipendenti? Quella dei tavoli, poi, non hanno pensato dove si possano mettere quelli che avanzano? Io ho un magazzino grande e posso farlo, ma è una pazzia». 

«SCELTA DISTRUTTIVA»

Sulla stessa scia di pensiero è anche Domenico Stanziani, de Al Colombo: «Adottare un provvedimento del genere, in una città particolare come Venezia, significa ridurre il numero dei commensali. Quindi è una scelta distruttiva e deleteria a livello di fatturato, considerando che il Coronavirus sembra un’influenza un po’ più forte. Pagando affitti esorbitanti la situazione diventa ingestibile, già non ci sono presenze, dal Carnevale in poi ho avuto un calo pari a 35 mila euro di ammanco. Se si prosegue così dovrò rivedere molte cose, si potrebbe arrivare alla chiusura di un locale storico». Roberto Miracapillo, che gestisce la trattoria Vittoria si chiede se davvero sia un provvedimento utile: «Faremo sistemare le persone facendo saltare un tavolo ogni due, ma se è questa la misura per contrastare la diffusione, allora siamo in ottime mani. Il lavoro è zero, siamo a -70%, la gente non si siede. E poi ci sono esercizi che pagano tra 30 e 50 mila di occupazione dello spazio pubblico, è l’occasione per restituire l’occupazione con i relativi danni per il Comune. La deriva negativa proseguirà anche prossima settimana, metà esercizi in zona non hanno alzato le saracinesche, non è un provvedimento che incentivi a tenere aperto, non c’è gente». Anche più arrabbiato Giovanni Fracassi, del ristorante Da Ivo, prima scelta di George Clooney quando arriva in città: «Chiudo tre giorni e apro al giovedì, senza prenotazioni non si può andare avanti. E questo deriva da una classe dirigente inadeguata a tutti i livelli, qui non ho visto gente star male o morire per strada, ma ho visto hotel, ristoranti e negozi vuoti, gente disperata che non sa come arrivare a fine mese. Il danno è incalcolabile, non so quando recupereremo, ieri (sabato sera, ndr) ho fatto dieci coperti, ma ho 14 dipendenti e 15 mila euro di affitto per un 60-70% di introiti in meno rispetto a quanto dovrei fare. Non si rendono conto di quello che fanno e dei danni che creano? È un procurato allarme, poi questa nuova regola in locali da 40-50 metri quadri non è attuabile».

DISTANZE DI SICUREZZA

Meno problemi, ma ugualmente critico sulla questione, è Ruggero Bovo, del Gatto nero di Burano: «Tra un tavolo e l’altro ho più di un metro e mezzo, quindi per me non è un problema però è discriminatorio tra chi ha spazio e chi no. Le cose non vanno bene, praticamente riesco a tirar fuori l’affitto giornaliero, ma con fatica, tamponiamo perché il nome non manca. Ho sentito che alcuni colleghi hanno fatto 3-4 coperti, noi ieri (sabato, ndr) 25». Concorde Giovanni Pietro Cremonini, del Riviera: «Per scelta utilizzo una distanza di almeno un metro e mezzo normalmente, ma mi piacerebbe avere il problema di separare due tavoli, in questi giorni di media ho un tavolo a pranzo e forse due a cena. Il provvedimento mi sembra populista. Allora cosa dovremmo dire delle maniglie delle porte, oppure dei vaporetti, in treno invece? cosa fanno, un vagone a testa? La classe dirigente è inadeguata, posticipare le scadenze non basta, i soldi persi in questi mesi non è che li riprenderò in futuro, sono persi». 

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