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«Sospetti e insulti, questo è il Cvn»

Fonte: Il Gazzettino del 11-04-2020

Il Consorzio Venezia Nuova è un soggetto privato, gli amministratori straordinari possono nominare chiunque e pagarlo quanto vogliono. Ma quando affermano che non sono in grado di sostenere i costi della struttura e li vogliono imputare all’amministrazione ci si chiede se tali costi siano congrui. È uno scontro aperto, quello tra Provveditorato alle Opere pubbliche e Consorzio, senza esclusione di colpi, a proposito di un Mose che dovrebbe essere consegnato alla città tra un anno e mezzo e che invece sembra ancora lontano.

PUNTO PER PUNTO

Pungente e precisa la replica del Provveditore del Triveneto Cinzia Zincone alla relazione sulle consulenze consegnata dai commissari del Cvn alla Prefettura di Roma e indirizzata alla Commissione Ambiente della Camera. In essa vengono rintuzzate tutte le affermazioni contenute nel documento firmato dai due amministratori rimasti, Ossola e Fiengo. E si dipinge un clima di lavoro, tra i dipendenti del Cvn, che appena rasserenato dopo le inchieste giudiziarie è ripiombato nel sospetto al punto da imporre a tutti di riferire persino le telefonate con l’amministrazione. Nessuno sconto per le affermazioni contenute nella relazione, a partire dai citati importanti vizi, difetti d’opera e mal funzionamenti rispetto ai quali il Consorzio, in gestione commissariale, sta effettuando un decisivo esercizio di ripristino per l’esecuzione delle opere a regola d’arte. Frase che in termini di spesa pubblica puntualizza Zincone diventa rilevante, quindi occorre essere molto precisi e indicare uno per uno i vizi e, magari, anche le proposte per risolverli e quanti di questi vizi sono stati risolti facendo dunque un bilancio dei risultati raggiunti dai commissari.

CONSULENZE

E si arriva al merito delle consulenze di cui si sono avvalsi i commissari che sarebbero state plausibili per specifiche attività «non per l’andamento quotidiano, scalzando i dipendenti dalle loro funzioni». E quando gli amministratori si riferiscono alle «concause che avrebbero consentito il proliferare del malaffare del sistema Mose in particolare la commistione dei ruoli fra gli operatori di progettazione, di esecuzione e direzione lavori e di controllo sia interni al Cvn che esterni con progetti faraonici all’insegna dello spreco» Zincone replica che «il progettista originario Technital, (Alberto Scotti, ndr) firmatario dei cosiddetti faraonici progetti, è stato mantenuto quale unico e maggiore progettista di tutti gli interventi». Una stoccata è dedicata anche al curriculum dei consulenti, la cui solidità dovrebbe essere dimostrata e non lasciata all’arbitrio degli amministratori. Insomma, se gli amministratori avessero eseguito i compiti loro attribuiti dal decreto di nomina di 5 anni fa «non ci saremmo trovati oggi con la città ancora indifesa, con la devastazione della grande acqua alta del 12 novembre scorso, e con una produzione in caduta libera. E non si può non notare che i consulenti non sono certamente serviti, né hanno inciso nel fare strategie, nel progettare, nel produrre il piano di avviamento e manutenzione, né sui risultati di questi 5 anni».

PRODUTTIVITÀ RIDOTTA

Il riferimento è al fatto che da una media di produttività di circa 600 milioni di euro nel triennio 2012-2014 si è passati a poco più di 70 milioni di euro nel 2018. Ma se diminuisce il lavoro devono diminuire anche le consulenze. Invece no. E le prime bozze di bilancio per il 2019 indicano un saldo pesantemente negativo e il rischio di non poter pagare gli stipendi ai lavoratori. Secondo Zincone, infine, la relazione non precisa che da tempo il Consorzio copre interamente tutte le spese della commissariata Comar, cui sono affidati gli impianti, il cui direttore Alberto Borghi, ingegnere civile in pensione, è consulente nominato dagli amministratori. E poi via via ad analizzare e ricalibrare le singole voci, dall’incarico al Politecnico di Torino sul comportamento delle paratoie del Mose di cui al Provveditorato non è mai arrivato alcun documento, alla convenzione con l’Università di Napoli per la riparazione del jack up. Insomma una relazione che colpisce per la pochezza della sostanza e vaghezza delle informazioni. Con l’intento di fuorviare il destinatario, in quanto vengono riportati dati incompleti e vengono messi a confronto elementi incoerenti e scorretti. In conclusione, il raffronto non andava fatto con chi ha preceduto i commissari, ma l’effetto del loro operato e i risultati da loro conseguiti Sull’argomento si è schierato subito il deputato Nicola Pellicani, che invoca urgentemente un intervento diretto del Ministro per far chiarezza sui cantieri del Mose e per risolvere quanto prima la conflittualità interna ai rappresentanti dell’amministrazione pubblica.
«Ho già avuto modo di fare le mie osservazioni alla relazione omissiva, incompleta e lacunosa, che ha evidenziato il fallimento di 5 anni di gestione commissariale. Rinnovo la richiesta di fare quanto prima un’audizione con il Prefetto di Roma, in Commissione Ambiente alla Camera: l’interesse generale è quello di chiudere al più presto i cantieri di un’opera già costata alla collettività 5,5 miliardi. Per chiudere i lavori è stato nominato anche un supercommissario, per cui non ci sono più alibi»

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