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Spitz: «Venezia protetta dall’acqua alta già in autunno»

Fonte: Il Gazzettino del 01-06-2020

«Nonostante l’emergenza Covid 19, abbiamo rispettato questa scadenza del 31 maggio. E rispetteremo anche quella del 30 giugno». L’architetto Elisabetta Spitz, super-commissario del Mose, taglia corto e punta direttamente al risultato: il cronoprogramma che era stato stabilito pochi mesi fa in seguito alla pressante domanda di sicurezza, per la città di Venezia e Chioggia, scaturita dall’acqua alta del 12 novembre e dagli eventi correlati, è stato, finora, rispettato. «Non mi resta che darvi appuntamento al 30 giugno» conclude Spitz, riferendosi al giorno in cui è prevista la prova generale delle tre bocche di porto. Detto questo, però, l’entrata in funzione delle barriere non sarà immediata: «Entro luglio avremo la procedura per i sollevamenti in emergenza ed entro fine agosto saremo in grado di fronteggiare questo tipo di eventi». Dunque si finirà in autunno, ovvero la stagione più favorevole alle acque alte.

Si vede dunque la luce in fondo al tunnel, nonostante il coronavirus, come fa notare il Provveditore alle opere pubbliche del Triveneto, Cinzia Zincone: «Ci sono stati momenti davvero difficili dice e non solo per le procedure minimali di protezione che, comunque, complicano il lavoro, ma anche per la vita quotidiana degli operai che vengono impiegati al cantiere». Molti di loro, infatti, appartengono alle imprese in appalto e non sono né veneziani, né veneti. «Sono numerosi quelli che vengono dalle regioni del Sud continua il Provveditore e non sono potuti tornare a casa per tre mesi consecutivi. E la giornata di lavoro la passavano nelle gallerie a venti metri sotto il livello dell’acqua, seguendo percorsi differenziati per la discesa e la salita. In questo frangente ci è tornata utile la ridondanza prevista per garantire la manutenzione: le due gallerie che erano state previste in alternativa tra loro, sono diventate ad uso simultaneo. Se non le avessimo avute sarebbe stato ancora più difficile».

Complicazioni anche per i pasti. «Facevamo fatica a trovare un posto dove poter mandare il personale a mangiare, perché i ristoranti erano tutti chiusi e, con il blocco del traffico, anche trovare un bullone mancante era un’impresa». Ciononostante «il lavoro non è mai fermato un giorno» e, alla fine, è arrivato anche l’Esercito, sotto forma di due reggimenti di Alpini, a realizzare a tempo di record l’apparato di comunicazione per la sollevazione da remoto delle barriere di Malamocco, quelli del 7°, e quelli del 2° per installare i maxischermi per vedere tutta l’operazione evitando assembramenti.

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