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Tasse su a Ca’ Foscari, studenti agitati

Fonte: Il Gazzettino del 18-05-2020

«Zaia ascolti noi studenti di Ca’ Foscari, servizi carenti e tasse esorbitanti». Mentre ieri il governatore del Veneto teneva la sua diretta su facebook, tra i messaggi di commento che apparivano a fianco del video, sono apparsi post di studenti universitari, tutti con lo stesso tenore: «Chiediamo a lei un aiuto concreto da parte della Regione poiché l’Università nega ogni tipo di tutela per noi e le nostre famiglie». Quasi tutti in comune avevano l’hashtag #cafoscarinontipago o #cafoscarinonascolta

TASSE RINCARATE

Contattando qualcuno di questi ragazzi e ragazze si scopre che vengono da ogni parte del territorio regionale, o anche da fuori, appartengono a diverse classi sociali, in comune hanno lo studio a Ca’ Foscari, e il fatto di essersi ritrovati la terza rata annuale più cara della corrispondente dell’anno scorso. A dire il vero c’è anche chi ha avuto una riduzione di 11 euro perché le differenze sono disomogenee, ma in genere dicono di essere passati da 887 a 1298 euro, o da 667 a 687, da 360 a 846, da 474 a 687 euro, da 560 a 845, da 667 a 1027 e chi si è trovato 720 euro in più da pagare. Chi non ha problemi economici in famiglia può far fronte all’aumento ma, come scrivevano ieri a Zaia, «con l’attuale crisi non tutte le famiglie e gli studenti lavoratori possono permettersi di pagare una rata, non solo non agevolata, ma anzi rialzata rispetto agli anni scorsi».

L’Università risponde, anche nel suo sito, che per godere di riduzioni bisogna soddisfare una serie di criteri, tra i quali un Isee adeguato (l’indicatore usato per valutare la situazione economica), e bisogna anche ricordarsi di presentarlo, un certo numero di crediti formativi, essere in regola con gli esami e via di seguito: «Inoltre bisogna includere la tassa annuale regionale per diritto allo studio di 171 euro e l’imposta di bollo (16 euro)». E sempre l’Università, ricorda di aver «posticipato la scadenza per il pagamento della terza rata da metà maggio al 15 giugno». Gli studenti insistono, però, di non comprendere i motivi degli aumenti anche perché la tassa e il bollo si pagano di default a settembre con la prima rata, quindi le hanno già pagate. «Se un proprietario veneziano riesce a sbarcare il lunario di questi tempi è grazie ai nostri affitti! Abbassate almeno la tassa universitaria» continuavano a postare ieri sulla pagina facebook del governatore del Veneto. Erano collegati anche studenti di altre Università come quella di Padova.

DIDATTICA SMART

Il rettore Michele Bugliesi ha avuto più volte modo di dire che il Governo deve prendersi in carico e a cuore la formazione universitaria, perché è anche un problema di welfare, e ha spiegato che le università sono pubbliche, non possono togliere le tasse perché vivono della contribuzione studentesca e dei soldi statali. E con queste risorse, anche in tempi di crisi e isolamento come l’attuale, continuano a formare studenti: gli ultimi numeri inseriti nel sito internet di Ca’ Foscari a fine marzo, ad esempio, parlano di 1.207 insegnamenti in modalità telematica, 36mila ore di lezione erogate, 896 discussioni di laurea magistrale; 95 liste aperte per gli appelli d’esame in area economica e 70 in area umanistica; e dei 6754 studenti che hanno risposto al questionario su livello di soddisfazione della didattica erogata online, l’80% si è detto soddisfatto.

«Già ma più di qualcuno di noi ha professori che, nonostante siano passati oltre due mesi dalla chiusura dell’ateneo, continuano a non erogare lezioni o a fornire materiali adeguati, oppure pretendono l’utilizzo di libri introvabili – commentano alcuni degli studenti che postavano messaggi – Abbiamo anche chiesto di aggiungere un appello d’esame extra per la sessione estiva, ma l’Università non l’ha concesso. Magari è un problema di comunicazione con l’Università e il corpo docenti, dato che spesso non riceviamo risposte alle numerose mail che inviamo ad ogni organo. I numeri dicono una cosa ma noi che viviamo ogni giorno l’esperienza di studenti verifichiamo che l’Università non è riuscita a rispondere adeguatamente all’emergenza».

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