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Terzo ponte della Libertà, concorso per una nuova mobilità sostenibile

Fonte: La Nuova Venezia del 14-04-2020

È l’ora di pensare al terzo ponte della Libertà perché è nei momenti di crisi che si deve programmare il futuro, che sarà un futuro diverso da quello in cui abbiamo vissuto fino a qualche mese fa, prima della chiusura del mondo a causa del nuovo coronavirus. È così che l’assessorato alla Mobilità ha ripreso in mano il progetto che aveva lanciato lo scorso novembre e che aveva ricevuto anche critiche, accolto come una sparata megalomane per intasare ancora di più piazzale Roma. L’assessore Renato Boraso ha preso contatti con l’architetto Paolo Lucchetta dell’Iuav, che quest’anno è responsabile scientifico di ReADs (retail architecture and design for social and commercial purposes), un master di Architettura, studi urbani, Design, Retail e Marketing, e Lucchetta, a sua volta, ha coinvolto la prof. Laura Fregolent, professore Iuav ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica che si occupa del settore scientifico-disciplinare più vicino alla questione della mobilità sostenibile. 

IL NUOVO MARCHIO

Perché l’idea di Boraso non è tanto e solo quella di costruire un nuovo ponte in mezzo alla laguna ma di «dare il via alla progettazione di un nuovo sistema di mobilità in grado di collegare Venezia alla terraferma nel modo meno impattante possibile con l’ambiente e, allo stesso tempo, più efficace dal punto di vista trasportistico. Il terzo ponte, insomma, potrà essere un vero ponte automobilistico liberando il secondo per il tram, oppure solo un ponte ciclopedonale con funzioni urbane (ristorazione, attività sportive) com’era stato pensato anni fa». E poi l’idea non si ferma al Ponte, anzi va ben oltre coinvolgendo i nodi principali di connessione tra terraferma e centro storico e isole, ossia Tessera aeroporto, Fusina e piazzale Roma. Terzo ponte, in definitiva, è un marchio o un logo per definire un progetto ampio di mobilità in grado di mettere ordine a quella attuale rinnovandola. In questo periodo di isolamento l’Assessorato e l’Università di Architettura ne approfitteranno per mettere le basi del progetto, in modo da partire a settembre con il bando di concorso per raccogliere le idee e i progetti e poi scegliere quello migliore: «L’obiettivo è quello di coinvolgere gli studenti che potranno mettersi alla prova su un tema così importante per il futuro della città in mezzo all’acqua, mentre l’architetto Lucchetta, magari assieme alla prof Fregolent, coordineranno il lavoro. Come Amministrazione comunale troveremo qualche sponsor per poter premiare i primi 5 o 6 progetti più belli con qualcosa di tangibile, salvo che il premio più importante ovviamente sarà per il progetto più adeguato, ossia l’esser scelto per la realizzazione. E dovrà essere un progetto che tenga conto di quel che è avvenuto nel mondo con il Covid-19, un virus che ha messo in crisi i sistemi sanitari ma che ha pure cambiato la mobilità e di questi cambiamenti bisogna tenere conto per rinnovare il sistema dei collegamenti per i pendolari, per i residenti e per i turisti che prima o poi torneranno».

IL SISTEMA VENEZIA

Oltre al ponte della Libertà, dunque, c’è la direttrice dell’aeroporto che, prima del blocco totale provocato dal Covid, era intasata, e poi c’è il terminal di Fusina da sviluppare e potenziare. «Ci sono i nodi di interscambio di cui si discute da decenni senza aver mai combinato nulla. Quello nuovo dovrà essere un progetto con un taglio anche urbanistico che immagini collegamenti più agili – conclude Boraso -. Le tecnologie ormai lo permettono, basta utilizzarle al meglio e adattarle alla realtà veneziana, e renderle sostenibili anche dal punto di vista economico. A Dubai, ad esempio, trasportano le persone con droni da 4 posti senza autista, niente inquinamento, niente traffico».

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