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Trasporti e turismo la rabbia di Venezia contro il Governo: «Città in pericolo»

Fonte: Il Gazzettino del 13-05-2020

Ancora una volta le aspettative di Venezia e dei veneziani non si sono concretizzate in quella che è finora l’ultima bozza conosciuta del decreto cosiddetto Rilancio, di cui si parla ormai da un mese e che contiene le misure economiche a favore di enti, imprese e cittadini. La filiera lunga del turismo non ha ancora visto un soldo, mentre ormai quotidianamente il sindaco Luigi Brugnaro si prodiga per chiedere allo Stato di finanziare la cassa integrazione per un anno intero. Ora anche le aziende di trasporto pubblico escono allo scoperto, denunciando ciò che già si temeva: i soldi stanziati non basteranno.  Quattro presidenti di altrettante società di trasporto pubblico locale (Avm holding, Actv, Atvo e Alilaguna) hanno scritto lunedì sera una lettera ai parlamentari della città metropolitana chiedendo un aiuto perché il provvedimento non finanzia la cassa integrazione per tutto il periodo. Anzi, su 36 settimane solamente 18 sarebbero coperte. E per il resto? Non si sa. Certamente sarebbe insostenibile per le aziende far tornare il personale a lavorare nei periodi in cui la cigs non è finanziata. A meno che non ci siano arrivi turistici in massa tali da giustificare la ripresa del servizio ordinario. Ma nessuna previsione contempla questa ipotesi, neanche lontanamente.

TRASPORTO IN BILICO

«Questa impostazione – scrivono Paolo Pettinelli (Avm Holding), Luca Scalabrin (Actv), Fabio Turchetto (Atvo) e Fabio Sacco (Alilaguna) – prevederebbe una copertura di 14 settimane tra febbraio ed agosto su un periodo complessivo di 27 settimane e nel successivo periodo prevede una copertura di 4 settimane su un periodo complessivo di 9. Risulta evidente che in un periodo complessivo di 36 settimane solo 18 ne sarebbero coperte, con l’aggravante dell’obbligo dello spezzettamento dei periodi stessi. Tale sistema lascerebbe, in particolare per coloro i quali si sono attivati nelle prime fasi della crisi, una scopertura tra uno spezzone e l’altro di almeno 8 -10 settimane, con conseguente grave danno sotto il profilo economico, a livello di costi non sostenibili, e sotto il profilo finanziario, a livello di assorbimento di cassa. Inoltre, sotto il profilo dell’occupazione nello specifico del trasporto pubblico di linea che non gode di risorse per ammortizzatori sociali all’interno del fondo di solidarietà di settore, si prefigurerebbe una situazione priva di sostegno al reddito per gli interi mesi di luglio ed agosto». Il problema è grosso, perché venendo a mancare la copertura per i mesi estivi, i risparmi derivanti dalle prime nove settimane di cassa integrazione sfumerebbero in un baleno. E con essi, anche la posizione economica di migliaia di famiglie.

I SINDACI

La bozza del decreto scontenta, come detto, anche i sindaci delle città d’arte più importanti d’Italia (da Roma a Napoli, da Firenze a Milano) e soprattutto Venezia. Nonostante le richieste col cuore in mano da parte del sindaco Brugnaro, nella bozza di decreto il nome Venezia compare una sola volta in 463 pagine, ma è un richiamo improprio poiché Venezia è tra le parole Friuli e Giulia per designare la vicina regione a statuto speciale: «Siete sordi, boriosi, incapaci – ha detto ieri sera Brugnaro, rivolto al viceministro all’economia Luigi Misiani, e a tutto il governo, nel corso del Tg2 Post di ieri sera -. Non ci ascoltate, è due mesi che i sindaci vi dicono che non riusciranno ad assicurare i servizi essenziali ai loro cittadini». Il rischio per tutte queste città è concreto e la perdurante assenza di provvedimenti a favore delle grandi città d’arte mette seriamente a rischio la tenuta dei bilanci comunali e anche dei servizi essenziali erogati dalle amministrazioni. Lo stesso problema è condiviso dagli altri sei sindaci di capoluogo del Veneto. Tutti Comuni virtuosi, con un bilancio in ordine, che solo l’epidemia da coronavirus ha messo in discussione.

DELUSIONE

La delusione dei sindaci veneti è tanta, perché il loro documento (chiamato Rimbalza Italia) non sarebbe stato neppure preso in considerazione. Eppure, tra le iniziative c’erano cose a costo zero per lo Stato, come l’autorizzazione ad indebitarsi a lungo termine per sostenere la spesa corrente, cosa vietata per legge. Con una deroga, però, Comuni che non si finanziano da anni sul mercato del credito avrebbero la possibilità di far funzionare i servizi, di sospendere le imposte locali e di anticipare la cassa integrazione per le loro società partecipate. Un’illusione, allo stato dei fatti.

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