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Trenta milioni cercansi per salvare piazza San Marco

Fonte: La Nuova Venezia del 07-04-2020

Un consulente anche per il progetto di messa all’asciutto di piazza San Marco? Spitz lascia aperta la possibilità: «Dovrà essere anche quello un progetto all’altezza del luogo». Resta in bilico dunque il destino del grande progetto per la difesa dell’insula di San Marco dalle acque medio alte. Se ne parla dai primi anni Novanta. Quando la prima proposta del Consorzio Venezia Nuova di Mazzacurati venne scartata perché definita «rischiosa». Costava cento miliardi (50 milioni di euro) e prevedeva di isolare i masegni con una grande guaina per impedire la risalita dell’acqua. Tra i firmatari del progetto c’era anche l’architetto Spitz, oggi commissaria del Mose. Una variante più soft venne poi presentata. Ma messa da parte. Per anni il Consorzio e il Magistrato alle Acque, poi finiti nello scandalo delle tangenti Mose, non avevano trovato i soldi per finanziare l’opera di difesa. Dirottando tutti i finanziamenti dello Stato alla grande opera. Così San Marco è andata sotto. Lo sarebbe anche con il Mose finito e funzionante, se è vero che la quota per azionare le paratoie non potrà essere inferiore ai 100-110 centimetri. Ma San Marco va sotto quando la marea supera i 72 centimetri, a cominciare dal nartece, ingresso esterno con i mosaici, la parte più bassa della Basilica. Dunque nei periodi difficili San Marco va sotto un giorno sì e un giorno no. Nel novembre scorso è successo tutti i giorni, con danni notevoli ai marmi, ai pavimenti, alle murature.

Ecco allora il nuovo progetto, elaborato da Kostruttiva e Thetis, con il contributo di esperti, archeologi, architetti. Non più la guaina, ma valvole che possano intercettare la risalita dell’acqua marina nei quattro punti da dove entra in Piazza. Bacino Orseolo, rio della Canonica, il Molo, i Giardinetti reali. Con una pompa per svuotare le acque piovane posta sotto il pontile davanti a Ca’ Giustinian. Intervento «soft», che non ha bisogno di infrastrutture pesanti. E costerà poco più di 30 milioni di euro.Le imprese minori del Consorzio e l’Ance, l’associazione dei Costruttori edili, sono pronte a partire. «Entro due anni», dicono, «con queste opere di impatto minimo la Piazza sarà all’asciutto». Nessuna sovrastruttura, nessuna guaina e nessuna barriera. Soluzione semplice e, come prescriveva la Legge Speciale, «reversibile», al contrario del Mose. Il progetto è stato presentato in pubblico, alla Biblioteca Marciana, due mesi fa. Depositato al Provveditorato e a ministero, con un via libera di massima della Soprintendenza.Adesso si attende di sapere se lo Stato troverà nelle pieghe dei quasi 6 miliardi già spesi per il Mose i 30 milioni per salvare San Marco. Una priorità che non può più attendere.

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