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Trivignano dimenticata Il bancomat più vicino è a due chilometri

Fonte: La Nuova Venezia del 01-03-2020

Uno sportello bancomat e una macelleria. In un’area periferica come quella di Trivignano, quello che chiedono i residenti e i commercianti alla fine non è la luna, ma quanto basta per andare incontro alle esigenze e migliorare la qualità della vita con semplicità. Il bancomat più vicino si trova a due chilometri: un po’ troppi per gli anziani. «La mancanza del bancomat si sente eccome» spiega il barbiere Paolo Lazzarin. «Spesso ho clienti che si accorgono di non avere tutto il contante per pagare, e sono costretti ad andare a Martellago o Zelarino, ma questo vale anche per altri colleghi negozianti. Da quando è stato messo il semaforo tra via Castellana e via Ca’ Lin sono diminuiti gli incidenti gravi, anche se qualcuno continua a sbattere sullo spartitraffico, ma molto si sta facendo per marciapiedi e piste ciclabili. Purtroppo lavorare in periferia è difficile, come lo è aprire un’attività tra burocrazia e un quartiere che è divenuto dormitorio, con i residenti tutti o quasi pendolari che di giorno non ci sono, e quindi non usufruiscono dei servizi che danno i commercianti. Bene invece i nuovi condomini moderni, meno le troppe case abbandonate in centro». Giovanni Bellato aggiunge: «Abito a Trivignano da quarant’anni e ho visto nel tempo chiudere un negozio dietro l’altro. C’erano sei bar, una volta, ora solo uno. Adesso hanno aperto una pescheria, speriamo resista, ma alla fine abbiamo solo un ufficio postale, aperto poche ore e con pochi parcheggi. Potrebbero spostarlo in una posizione migliore, negozi chiusi ce ne sono eccome. La sicurezza? Va un po’ meglio rispetto a mesi fa, il gruppo di vicinato tra i residenti sta lavorando bene».

Un grande auspicio è legato all’ex scuola elementare, chiusa ormai da anni, dopo lo spostamento nella nuova sede poco distante. «Speriamo che diventi davvero un luogo polifunzionale» osserva l’edicolante Alessandro Camillo. «Dovrebbero inserire la farmacia comunale e gli ambulatori dei medici, chissà che ci siano spazi anche per le associazioni del luogo. Servono poi le telecamere di sicurezza per fare prevenzione, e ce le avevano promesse, anche se poi non s’è fatto ancora nulla. Sull’incrocio di via Ca’ Lin rimane comunque il problema della velocità. Chi arriva da Mestre fa la curva e non si aspetta l’incrocio. Un rischio per chi attraversa a piedi. Almeno funziona il parcheggio davanti le ex scuole, è molto usato e ha risolto un po’ i problemi dei negozianti». Una delle menti storiche del luogo è invece l’alimentarista Vittorino Darisi che sottolinea: «In periferia è difficile il ricambio generazionale nelle attività commerciali, come del resto le riaperture dopo le chiusure. Noi siamo ancora un baluardo come pochi altri colleghi per Trivignano. Negli ultimi dieci anni il numero complessivo si è dimezzato. Ci mancano alberi, una pista ciclabile che lungo l’argine del Marzenego porti fino a Zelarino, ma anche un accesso più sicuro alla nuova scuola elementare, che era stato promesso, da via Ca’ Lin. Bene invece il lavoro della Polisportiva Arcobaleno con 500 iscritti». «Il futuro, qui, è la chiusura dei negozi, non c’è speranza in periferia» riflette pessimista Annalisa Niero. «Hanno fatto due parcheggi scambiatori enormi che non usa nessuno, perché sono diminuiti i mezzi pubblici, e poi costano troppo i biglietti Actv. Servono mezzi ecologici, non un tram che ci ha riportati al medio evo». Infine la voce di Daniela Carraro e Nicola Vescovo dal loro panificio. «Ci vorrebbe una macelleria, ma anche un bar in più. I furti per fortuna stanno diminuendo, devono sistemare i marciapiedi danneggiati dalle radici degli alberi, e servirebbe uno sportello bancomat. Poi qualche dissuasore di velocità: non capiamo perché le auto non si fermino per far passare i pedoni».

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