Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

«Troppi divieti e pochi incassi». Parte la protesta dei ristoratori

Fonte: La Nuova Venezia del 25-04-2020

Prove di ristorazione distanziata. In questi i giorni titolari di imprese di ristorazione aprono i locali impolverati e con il metro in mano cercano di capire a quanti tavoli dovranno rinunciare e come organizzare gli spazi in vista dell’ripartenza. Meno coperti uguale meno incassi, che si traducono in tagli al personale e difficoltà a far fronte alle spese. Un salto nel buio. La maggior parte ha le mani tra i capelli. C’è chi è ottimista per natura e cerca di non disperare, chi teme di non farcela e chi è deciso a non riaprire. Molti hanno aderito a una protesta per il 28 aprile: tenere le luci accese dei locali per chiedere garanzie per chi apre.Tra quelli che proverrno a riaprire c’è Lorenzo Buoso, titolare del noto ristorante Dammi il 5 di Zuccarello, che ha fatto una prova: «Il locale tiene 120 coperti» spiega «rispettando le distanze me ne rimangono 28, al massimo 30 perché dipende dalla geometria della sala. 

Dovremmo pagare un locale da 120 coperti e usarne 28. A meno che il Comune non ci dia il permesso in via straordinaria di sfruttare i luoghi pubblici. Apriamo con il cento per cento di spese e i debiti accumulati e incassiamo chi il 30 e chi il 25 per cento. Sempre se la gente viene. La maggior parte mi ha già detto che una volta aperto preferirà mangiare a casa, senza mascherine, venirsi a prendere il cibo o optare per il delivery. Senza contare che dovremo avere una persona che disinfetta in continuazione i bagni, chi pulisce con l’ozono e via dicendo». Anche Buoso aderisce al gruppo di protesta Horeca Unita e assieme ad altri imprenditori della ristorazione veneziana (tra cui anche altri genere di pubblici esercizi), ha dato vita al gruppo Rialziamoci. «Le prove le abbiamo fatte e la conclusione è che aprire a queste condizioni non è possibile: conviene tenere duro qualche mese fino a che non arriva una cura o un vaccino, ovviamente con gli aiuti del caso, pena la non riapertura definitiva».Il gruppo che conta tra le sue fila studi professionali, centri estetici, imprenditori del turismo, ha buttato giù una lista per il governatore Luca Zaia. «Posto che alcuni di noi rimarranno chiusi» spiegano «se apriamo con tutte le limitazioni che ci stanno imponendo c’è il rischio di vedere fallite le nostre attività tempo tre mesi». 

Tra le richieste: aiuti economici a fondo perduto, prestiti senza tassi, plateatici comunali a disposizione dei locali, tassazione 2019 posticipata al 2021 e quella del 2020 annullata, blocco delle ingiunzioni di pagamento e di sfratto dei proprietari dei locali.Andrea Carcanella, è titolare del Bistrot 55 di piazza Ferretto, del 9 Bistrot e del Molo di Venezia a Marghera: «Se potessi non riaprirei fintanto non sia stato trovato non dico un vaccino ma una cura. Ma penso che l’apertura sarà imposta dal mercato e mi adeguerò. Il Governo pensa siamo distributori di cibo, simil supermarket, ma non è così. C’è l’aspetto sociale che conta moltissimo, come i rapporti con le persone, l’ambiente, l’atmosfera». Il Bistrot 55 uno tra i più gettonati del centro, tiene in estate 170 coperti e in inverno senza plateatico 100. Domani si ridurranno a un numero compreso tra i 30 e i 55 tavoli. «Posso far sedere una di fronte all’altra due persone in un tavolo da 80 centimetri di diametro? Le famiglie si separano? Le persone a queste condizioni verranno?». Se a tutto ciò si aggiunge ionizzazione, igienizzazione, dpi, conta persone, il gioco non vale la candela. La parola plexiglass per distanziare le persone, fa inorridire Carcanella. «Non voglio neanche pensarci. Per ora riaprirà due dei tre locali, sicuramente il Bistro 55 e il Molo di Venezia. Il futuro, però, non è per nulla roseo.

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Grazie, l'iscrizione è avvenuta con successo. Controlla la tua mail e clicca sul link per confermarla.