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Turismo al palo l’allarme della Cisl «Il Veneto rischia 100mila disoccupati»

Fonte: La Nuova Venezia del 09-05-2020

Con l’estate alle porte il Veneto si gioca il 70% del fatturato complessivo del settore turistico. Sono 35.484 le aziende turistiche iscritte alle Camere di Commercio per circa 200mila lavoratori, capaci di sviluppare una produzione aggregata di 7 miliardi di euro. A questi numeri si deve aggiungere poi l’indotto. Secondo uno studio della Cisl del Veneto metà degli occupati rischia di rimanere senza lavoro durante la stagione estiva. Si tratta di 100mila disoccupati, numero mai toccato nel settore, nemmeno durante i periodi più difficili.Lo scorso anno durante la stagione calda sulle spiagge venete si sono registrate 4,1 milioni di presenze, 10 milioni nella città d’arte, 2,7 milioni al lago, 1 milione in montagna e 800mila alle terme. Uno su tre era straniero. «Se questa potente macchina economica ed occupazionale rimane ferma, per il Veneto si profila un disastro occupazionale, che avrà il suo picco ad agosto – commenta Gianfranco Refosco, segretario generale della Cils del Veneto -. 

Quando le mancate assunzioni che già hanno caratterizzato lo scorso mese di aprile si cumuleranno, mese dopo mese, si arriverà a numeri record». L’attività turistica estiva in Veneto produce circa 110.000 assunzioni in grandissima parte con rapporto di lavoro a termine. Accanto a queste vanno considerate le assunzioni stagionali della filiera e che riguardano il commercio (ingrosso e dettaglio) e la logistica e altri servizi che possono essere stimate in circa 35.000. A questi numeri vanno poi aggiunti quelli degli autonomi: dai commercianti ai titolari di pubblici esercizi, agriturismo, B&B, affittacamere e poi i padroncini dei trasporti.Per fronteggiare la crisi la Cisl del Veneto chiede alla Regione di ripensare la strategia della gestione delle destinazioni a livello regionale, con nuovi strumenti e nuove competenze, anche rivedendo la politica fiscale (tasse di soggiorno) per sostenere un nuovo piano di sviluppo. «Serve poi un programma di formazione e riqualificazione dei lavoratori facendo ricorso ai fondi interprofessionali e ai fondi Fse residui, pari a 30 milioni di euro, per dare nuove e maggiori competenze a lavoratrici e lavoratori del settore – aggiunge il segretario Refosco -. 

Per questo va valorizzato il tavolo regionale istituito dall’Assessore Caner quale luogo di coinvolgimento delle rappresentanze, di regia territoriale e di costruzione di nuove strategie di sviluppo turistico». A pesare sull’esito della stagione estiva in Veneto sarà anche la riduzione del reddito disponibile nelle famiglie con lavoro autonomo, dell’anticipata consumazione delle ferie tra i lavoratori dipendenti, alle preoccupazioni generalizzate sul futuro che riducono alcune spese. «Occorre approntare subito cinque interventi per la salvaguardia dell’industria turistica veneta – commenta Maurizia Rizzo Fisascat-Cisl, che si occupa degli addetti ai servizi commerciali e del turismo -. Serve un protocollo per regolare le aperture di tutte le attività della filiera in sicurezza, anche poi da declinare a livello regionale e un sostegno finanziario alle imprese, che tenga conto della loro specificità. Per molte saltare una stagione corrisponde ad un blocco di 20 mesi consecutivi».Fisascat del Veneto chiede poi l’istituzione di ammortizzatori ad hoc per i lavoratori non assunti o rioccupati per un periodo ridotto rispetto allo scorso anno, compresi gli autonomi e le partite Iva. «Noi pensiamo ad un una forma di Cig “a specchio” – aggiunge Rizzo -: tanto hai lavorato nel 2019, tanto in proporzione viene indenizzato nel 2020, anche considerando il periodo di Naspi. Noi pensiamo ad un ammortizzatore esteso a tutti gli stagionali della filiera turistica, superando quindi le limitazioni del bonus pari a 600 euro di marzo».

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