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Turismo ko, a Venezia dieci alberghi verso la chiusura: posti di lavoro a rischio

Fonte: La Nuova Venezia del 03-03-2020

Già una decina di alberghi starebbero meditando di chiudere, temporaneamente, visto il significativo calo di presenze di turisti in questi giorni in città. Più dell’acqua granda di novembre, il vuoto in città per il coronavirus sta mettendo in ginocchio l’industria del turismo veneziana. Ci sono alberghi che hanno ridotto l’operatività delle loro strutture, chiudendo alcuni piani, per contenere le spese. Altri ancora hanno avviato campagne di sconti ai clienti esteri che hanno già soggiornato da loro, con sconti importanti. E anche i social vengono usati per veicolare messaggi tranquillizzanti. L’hotel Leon d’oro di Noventa di Piave, per esempio, ha postato un messaggio ripreso da molti: «Siamo tutti aperti, siamo tutti operativi», è stato scritto. «Da noi come in tutto il Nordest non abbiamo alcuna prescrizione, se non le regole fondamentali a cui tutta l’Italia deve attenersi». Questi non sono affatto giorni facili per le strutture ricettive di Venezia e di Mestre, nel nuovo distretto alberghiero di via Ca’ Marcello, questa ennesima crisi di visitatori si fa sentire. Andrea Doria, direttore del Leonardo Royal hotel del gruppo Fattal, non intende cedere al pessimismo. «La situazione nostra non è diversa da quella di Venezia, ma noi non abbiamo alcuna intenzione di chiudere anche in via provvisoria. Cercheremo di contenere i costi e, nel frattempo, speriamo che questa situazione si risolva in fretta», spiega.

Preoccupate sono anche le organizzazioni sindacali del settore turismo. «Come Cgil, Cisl e Uil stiamo chiedendo alle associazioni di categoria più rappresentative di trovarci per un confronto complessivo sulla situazione», spiega Monica Zambon, della segreteria della Cgil di Venezia, che da anni segue anche il comparto turismo. L’organizzazione sindacale in città, da sola, conta 7 mila iscritti ma il mondo di chi lavora nel turismo in provincia ha numeri ben più elevati, quasi 50 mila persone nell’area metropolitana. «E con un’occupazione media degli alberghi che è scesa al 25%», continua a spiegare la sindacalista, «ora temono intere famiglie che in città e provincia lavorano da anni come stagionali negli alberghi e che con il periodo tra Carnevale e Pasqua in passato arrivavano tranquillamente ad assicurarsi sei mesi di lavoro. Ora cosa succederà? Vogliamo capirlo». Altro tema cardine è quello della cassa integrazione straordinaria. Zambon precisa: «Il ricorso alla Cig è previsto dal decreto legislativo sull’emergenza sanitaria, ma l’attuabilità è a carico delle Regioni e attendiamo che la Regione Veneto assuma una decisione in tal senso. Al momento non abbiamo avuto comunicazione di alberghi chiusi, ma bisogna capire cosa accadrà prossimamente. Se arriverà la Cig, che per il settore turismo non è automaticamente prevista, e come si intende agire sul personale. Finora le situazioni emergenziali sono state affrontate con i Fondi Fis che venivano usati per ristrutturazioni o altro, ma questa situazione è differente». Insomma, la situazione generale preoccupa in una città che vive di turismo, praticamente come unica grande economia, che garantisce lavoro sia alle imprese che ai dipendenti. E si cercano correttivi. Aiuti e pieno sostegno li ha promessi anche l’amministrazione comunale e il sindaco Luigi Brugnaro, che ha confermato l’altro ieri alle categorie cittadine i primi provvedimenti di aiuto. Tari, Cimp (pubblicità temporanea) e Cosap si potranno saldare in ritardo con le scadenze di pagamento di marzo posticipate di due mesi. Non si prevedono, al momento, intanto, esenzioni o facilitazioni per quanto riguarda la tassa di soggiorno. 

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