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Tutta la rabbia dei parrucchieri. «Un disastro restare fermi»

Fonte: La Nuova Venezia del 27-04-2020

«Rimanere chiusi ancora più di un mese è pura follia». Luca Boscolo de I Marloo parrucchieri, riassume bene quello che è il sentimento della categoria. Lui, come altri, si era già messo in moto. Ha acquistato plexiglass separatori, kit monouso, igienizzato i locali, creato delle corsie all’interno dei due saloni, spendendo 1.200 euro per ognuno dei negozi. I parrucchieri stavano scaldando i motori, c’è chi aveva già iniziato a prendere gli appuntamenti per la riapertura, nella speranza che si sarebbe potuti ripartire se non il 18 maggio, giù di lì. O magari anche un po’ prima con un po’ di fortuna. «Siamo arrabbiatissimi e delusi. Stare chiusi ancora più di un mese è folle, è da pazzi. Noi siamo una categoria molto attenta all’igiene, ai clienti e ai dipendenti, e non solo da adesso, ma da sempre. Seguiamo corsi per la sicurezza, ci temiamo sempre aggiornati: abbiamo preso precauzioni, acquistato mascherine, guanti, abbiamo di tutto, abbiamo persino installato plexiglass e posato la segnaletica a terra con le distanze. 

Sanificato tutti gli ambienti anche se non sta scritto da nessuna parte pur non essendo obbligati».la delusioneProsegue: «Eravamo pronti e molti di noi sarebbero già operativi da domani se ci dessero il via libera. Non c’è motivo per far slittare l’apertura al primo giugno. Il 18 maggio si farà sport, si giocherà persino al Lotto, invece nel nostro campo si favorirà il lavoro in nero». Aggiunge: «Abbiamo tutti famiglia e figli. Quanto possiamo rimanere a casa? Un mese è lungo ancora, gli altri paesi sono ripartiti o stanno ripartendo, io non so proprio cosa ne possa venire fuori, un mese è follia». stop alle tasseSergio Gnan di Beauty Fashion, un salone a Mestre e uno a Padova, è anche rappresentante di categoria per la Cgia: «Molti scenderanno in piazza, non critico nessuna scelta, ma ciò che oggi ci preme è la tutela: noi vogliamo e dobbiamo essere tutelati. Rispettiamo tutte le ordinanze di Conte, anche quelle che non ci vanno giù o che non troviamo coerenti, ma se non ci fanno riaprire allora vogliamo l’azzeramento fiscale delle tasse e delle imposte e la proroga di quelle in corso a dicembre del prossimo anno. Solo così potremo sapere di essere sereni per ripartire con le dovute situazioni da gestire. Vogliamo, e parlo per tutti i colleghi, le stesse garanzie concesse negli altri Paesi europei: stanziamenti a fondo perduto, accesso al credito a tasso zero con rientro decennale partendo da pagamento a 24 mesi. Dobbiamo stare a casa ancora un mese? Allora che sfoderino ogni arma e ammortizzatore in loro possesso, altrimenti non ce la faremo. 

Se il premier e gli infettivologi che lo consigliano dicono di stare chiusi ci adegueremo, ma ci devono garantire una sostenibilità delle aziende, ci devono tutelare adesso, durante e dopo, altrimenti è come gettarci (poco importa se quindici giorni dopo) nella fossa dei leoni senza armi. Abbiamo famiglie sulle spalle, noi come tutte le partite Iva, non possiamo sostenere i costi con la riduzione dell’incasso che si prospetta». I kit cliente che dovranno acquistare i parrucchieri (le aziende li hanno già proposti) composti da asciugamano, mascherina, guantini, copri poltrona e copri lavello, kimono monouso etc, costano almeno 5 euro cadauno. Li dovranno avere cliente dipendente, tutti. E poi la visiera, l’igienizzazione. E sarà un costo aggiuntivo. «E il bagno?» domanda Maurizio Scattolin di Shock International, «o puliamo o lavoriamo. Già siamo soli e avremo un rapporto di un cliente per operatore, a seconda dei metri quadri e della grandezza del salone. Noi abbiamo tolto 8 postazioni su 12, ne abbiamo tenute 4». Aggiunge: «Attendere il primo giugno è davvero tanto lunga, senza contare chi ha mutuo, affitti. Le incongruenze sono troppe: in pullman si può stare tutti assieme, dal parrucchiere uno per volta su appuntamento no». C’è chi in tre mesi conta di aver perso circa 100 mila euro, come Sergio Gnan, chi al mese ha un giro d’affari tra i 10 e i 12 mila euro. Sicuramente chi aveva dipendenti ne taglierà una parte. Il lavoro aumenterà, ma non lo stipendio. Si lavorerà 14 ore al giorno, tutti i giorni della settimana consentiti. E forse in tanti cadranno in battaglia.

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