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Un altro miliardo da spendere: i conti infiniti del Mose

Fonte: Il Gazzettino del 16-04-2020

Oltre un miliardo di euro. Per la precisione 1.101.274, di cui 944.274 già stanziati, ma in parte ancora bloccati a Roma. Sono ancora tantissimi i soldi che devono essere spesi per completare il sistema Mose. E non si finirà tutto entro la scadenza di fine del prossimo anno. Per dicembre 2021 potrà essere garantita solo l’operatività delle barriere alle bocche di porto. Per tutto il resto del sistema – dalla protezione di Piazza San Marco, agli interventi in laguna, ai lavori in Arsenale – i tempi si allungano fino al 2023. E anche oltre per il piano di avviamento della grande opera. Sta tutto scritto nei cosiddetti Scenari di produzione esercizio 2020 e a finire che gli amministratori straordinari del Cvn, Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, hanno inviato, nelle settimane scorse, al commissario straordinario del Mose, Elisabetta Spitz. Il famoso budget che lo stesso commissario aveva richiesto, insieme alla bozza di bilancio 2019, in una accesa riunione con gli amministratori a inizio marzo. Ora quei documenti stanno girando. Il budget, in particolare, riassume il prossimo futuro dell’opera, ribadendo tutte le difficoltà di cassa del Cvn che chiede trasferimenti regolari al Provveditorato alle Opere pubbliche. Colpisce, ancora una volta, tanto la massa di denaro destinata all’opera sulla carta, quanto le difficoltà a tradurla in progetti e lavori veri. Paradosso che, come scriviamo nell’articolo sotto, le imprese consorziate tornano a denunciare con forza.

I SOLDI DA SPENDERE

Ma partiamo dai numeri. Rispetto al costo fissato del Mose, quei 5 miliardi 493 milioni di euro, al 31 dicembre 2019 sono stati prodotti 5.093 milioni, rimangono da produrre 399,67 milioni tra 2020 e 2021 si legge nel documento. Soldi già stanziati e contrattualizzati. L’altra grossa fetta è quella dei 413 milioni, fondi residui recuperati da mutui accesi in passato, già stanziati a suo tempo e impegnati in favore del Consorzio, ma per il cui utilizzo serve l’autorizzazione dei ministeri delle Infrastrutture e delle Finanze. Per arrivare al miliardo e passa, ci sono altri 257 milioni necessari per l’avviamento (di cui 157 ancora da stanziare, gli unici) e 31 di Legge speciale, pure stanziati. Tutti soldi da mettere in produzione, ovvero da spendere. Ma con che tempi?

GLI SCENARI

Il budget esamina vari scenari, da quello al più presto che immagina di rispettare il cronoprogramma accelerato richiesto dal commissario Spitz, nell’ipotesi che le risorse vengano rese disponibili secondo le necessità. A quello al più tardi che tiene conto dei ritardi che si stanno accumulando per l’emergenza Covid 19 che non consentirà di completare l’opera in ogni sua parte (smantellamenti, inserimenti architettonici e paesaggistici, sistemazione di tutte le criticità…) né di completare il piano di avviamento, né i connessi interventi ambientali (Piano Europa) e di salvaguardia della laguna.  Un problema anche per i conti del Cvn che restano in affanno, soprattutto per i crediti verso Comar, svalutati dopo la messa in liquidazione delle grandi società. Anche per il 2020 si ipotizza un disavanzo di 43 milioni. L’intenzione è quella di avviare una serie di economie: taglio del 22% delle consulenze professionali, del 10% dei quelle legali, del 15% dei costi di locazioni per l’ufficio di Roma e le due foresterie di Venezia. Ma con uno scenario di minima, cioè lavori più lenti, si abbasserebbe anche il corrispettivo per il concessionario: 11 milioni, insufficienti a coprire tutti i costi del Cvn. Ed ecco l’ennesima richiesta di un intervento del Provveditorato che dovrebbe garantire al Consorzio entrate continue e regolari per un totale di 23 milioni.

UN’USCITA ONOREVOLE

Ma il Provveditorato, stavolta, ha una soluzione più radicale. Propone di limitare l’attività del concessionario alla sola conclusione delle opere alle bocche di porto, di riportare sotto il controllo diretto dell’ex Magistrato alle acque tutti gli altri interventi, assorbendo progressivamente anche il personale di Cvn, Comar e Thetis. Il tutto attraverso la firma di un settimo e ultimo Atto aggiuntivo alla convenzione del 1991 che avrebbe valore transattivo: il Provveditorato rinuncerebbe alle penali per i ritardi dei lavori, il Cvn a riserve e contenziosi, riversando però gli esiti dei giudizi con le vecchie consorziate per gli errori del passato alla stessa amministrazione. Soluzione annunciata a cui il provveditore Cinzia Zincone sta lavorando da mesi, d’accordo con il commissario Spitz. Nei giorni scorsi ha inviato agli amministratori del Cvn una bozza di Atto, sottolineando il vantaggio di scorporare gli interventi per ottimizzarne la conclusione.  Il carattere transattivo dell’atto poi eliminerebbe ogni contenzioso, garantendo, così, il futuro dell’opera e dell’intera città. Un’uscita onorevole per gli amministratori, nell’idea del provveditore. Ma Fiengo e Ossola non sembrano d’accordo. Hanno inviato la bozza a Prefettura di Roma e Anac, da cui dipende la loro nomina, con le loro osservazioni. Dopo lo scontro sulle consulenze del Cvn, sarà un altro terreno di battaglia?

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