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«Un comitato di saggi e i capitali restituiti dalle Fondazioni per rilanciare Venezia»

Fonte: La Nuova Venezia del 04-04-2020

Capitali freschi per lanciare progetti nuovi. E un «Comitato di salute pubblica», che riesca a fare quello che non si è mai fatto negli ultimi decenni. Solo così si potrà ripartire dalla crisi per costruire una nuova economia in città». Riccardo Calimani, storico e scrittore veneziano, lancia la sua idea per far ripartire Venezia quando l’emergenza sarà finita. Da dove cominciare? «Dalle Fondazioni bancarie: in questa fase di emergenza il governo potrebbe fare un decreto per restituire il denaro di queste fondazioni, che non è privato, ma patrimonio di tutti i cittadini .Stiamo parlando di qualcosa come 40 miliardi di euro».Lei ci crede?«E’ una proposta che sto lanciando a livello nazionale. Sono ben conscio di essere una sorta di Davide contro Golia. Ma con l’aiuto di tutti Davide può vincere. Di fronte a una situazione di difficoltà occorre rompere gli schemi e avere coraggio. 

Le Fondazioni sono nate in anni opulenti, sotto la spinta di potenti gruppi di potere. E non sempre hanno speso i soldi con criteri ineccepibili» .Venezia è bloccata. Un’idea per ripartire.«Bisogna cambiare modello, è evidente. E ci vuole la volontà di tutti. Dei veneziani, di Mestre e di Marghera, di tutte le forze politiche».E’ possibile?«E’ difficile. Bisognerebbe ricorrere a un comitato di saggi che indichi una strada, a cominciare dal turismo. Com’era prima certo non potrà più essere. Dobbiamo puntare sulla qualità, sulla cultura. Ma abbiamo perso tante occasioni quando non eravamo spinti dall’emergenza».Per esempio?«Non siamo riusciti a portare qui istituzioni internazionali, convincere che questo è un luogo fantastico, che si può lavorare sul web».Forse l’emergenza adesso offre un’occasione.«Sì, ma insisto: ci vogliono i capitali. E qualcuno pronto ad avere coraggio, a investire in modo nuovo».Spieghiamo.«Un editore, mi viene in mente, che portasse a Venezia una grande casa editrice. Si può fare. E’ il luogo giusto. Seconda cosa: un grande gruppo, penso a Apple a Microsoft, potrebbe portare la sua sede a Venezia. 

Gli spazi monumentali e prestigiosi non mancano, pensiamo all’Arsenale…»A Venezia ci sono anche due grandi Università.«Le Università sono sempre state chiuse in se stesse, mai hanno provato a essere al servizio della città e del suo sviluppo»Oggi forse c’è l’occasione…«C’è una mentalità diffusa di un certo tipo nel mondo universitario, il legame con la città non è mai stato molto forte. Bisogna ricominciare da lì».Il turismo può essere ripensato in altri termini. Non più assalto alla città ma ricchezza controllata.«Per anni in assenza di regole e di piani di sviluppo i piccoli imprenditori hanno aperto attività legate al turismo, molti hanno pensato solo a un profitto di breve durata. Adesso abbiamo preso questa scoppola, che cancella di colpo una situazione che stava diventando incontrollabile. E non passerà domani, ci vorrà del tempo».Dunque?«Serve un comitato di salute pubblica. Bisogna che le forze sane di questa città si mettano a vogare tutte nella stessa direzione. E bisogna lanciare grandi progetti legati alla nostra specificità. Il restauro specializzato delle opere d’arte e dei monumenti, delle murature e dei legni, la manutenzione, la cantieristica».Venezia ha anche un grande patrimonio edilizio pubblico.«Anche questa è una carta da giocare. Un uso diverso del patrimonio abitativo. Offrire occasioni a chi vuole abitare in città, agli studenti. Affitti di sei mesi e non di una settimana ai turisti che chissà quando torneranno. 

Ma è difficile»Perché?«Perché ci sono interessi privati che collidono con l’interesse pubblico. Nel passato la parte più debole della popolazione è stata espulsa, se n’è andata a Mestre. La mattina alla Stazione o a piazzale Roma vediamo migliaia di persone che vengono a Venezia a lavorare. Il lavoro c’è, manca la residenzialità».Come si risolve?«Il pubblico si deve imporre ai privati. Dare regole, fare un grande progetto per la città del futuro. Questo devono fare le istituzioni. Venezia può tornare grande. Anche se, ripeto, non sarà facile in assenza di capitali pubblici disponibili per i progetti di rilancio»,E qui torniamo alle Fondazioni.«Ma certo. Parlano di prelievi bancari o altre cose che possono avere effetti negativi. A me viene una sola idea nell’immediato: farsi restituire i soldi dalle Fondazioni bancarie. Il mondo è cambiato, si può cambiare anche quello schema. Poi bisogna dar corso a questo comitato di salute pubblica ai progetti nuovi. Senza nuove energie, Venezia non la salviamo».

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