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Un fronte per salvare le nuove rampe

Fonte: Il Gazzettino del 20-07-2020

Dopo la raccolta firme a favore delle rampe, scendono in campo anche le guide turistiche e Italia Nostra. Un tema che ritorna ciclicamente e che nell’ultimo periodo ha nuovamente suscitato l’interesse dei più, dato che le rampe sono costate 500mila euro. Ma la Soprintendenza ha sollecitato il Comune a toglierle dai ponti dove sono presenti, con un esborso stimato di denari pubblici pari a 45mila euro. I ponti sotto l’occhio del ciclone sono in zona Zattere: Ca’ Bala, Calcina, Incurabili e Longo, manufatti di ultima generazione creati in resina e acciaio. 

LE GUIDE TURISTICHE

La richiesta di lasciare le nuove rampe giunge forte da chi lavora con i turisti, come spiega il presidente della categoria delle guide Stefano Croce: «Ora ci sono meno richieste in assoluto, ma accogliamo spesso turisti con difficoltà di movimento e far vedere loro Venezia non è semplice perché i percorsi agevoli sono pochi, togliere anche queste rampe significa obbligare al vaporetto tutti».  La sinergia tra residenti e turisti si fa quindi sempre più necessaria, anche alla luce del post-covid, prosegue Croce: «Trovo che eliminarle ora sia errato in maniera assoluta. Sono rimaste al loro posto durante la chiusura, quando nessuno si muoveva, ora che la gente sta uscendo e torna ad avere speranza che nel campo turistico si muova qualcosa, le vogliamo ritogliere? Ribadisco che tra chi viene ci sono anche persone che faticano a muoversi, le rampe consentono di dare continuità a un percorso di isole a Venezia che altrimenti la gente non potrebbe vedere».  Da ultimo, Croce pone attenzione sul momento: «Se è davvero necessario toglierle, il momento non è quello giusto. Stiamo riaprendo, si lanciano messaggi di riapertura e rimettiamo barriere architettoniche? come anche i musei che rimangono chiusi? Se vogliamo che la gente torni a Venezia, bisogna aiutarle». 

ITALIA NOSTRA

«I temi progettuali non vanno affrontati in modo provvisorio – spiega la presidente della sezione veneziana di Italia Nostra, Emanuela Vassallo – questo aumenta il disagio delle persone in difficoltà». La neoeletta al vertice del gruppo di attivisti continua: «Sono questioni da trattare con senso di responsabilità verso i più deboli. Bisogna trovare una formula per superare questa ipocrisia delle rampe che si tolgono e si rimettono. Serve una formula  propositiva, perché la città non è qualcosa di statico, ma in continua evoluzione. E il tema della residenza è connesso a tutte le fasce della popolazione, senza differenziazioni». Una presa di posizione netta, che si lega ai problemi che la città affronta quotidianamente, come quello dello spopolamento. Un nodo a cui tanti hanno cercato di dare risposte, senza però riuscirci e vedendo incontrastato il trend di impoverimento dagli anni 70 ad oggi. Di qui anche l’esigenza di considerare le città in maniera diversa, non come musei a cielo aperto, ma come contesti urbani in grado di aggiornarsi alle esigenze.  Per questo, Italia Nostra annuncia, sempre per bocca della sua presidente, un confronto pubblico: «È auspicabile alimentare il dibattito, mettendo a confronto le istituzioni per la ricerca di valide soluzioni architettoniche per l’accessibilità compatibili con le preesistenze storico artistiche. Si tratta di un tema centrale che la città deve affrontare con determinazione e coraggio». Quando si parla di residenza, spesso in città si vive il binomio con il concetto di turismo.  A rimarcare la centralità del dibattito sull’utilizzo delle rampe è stata anche la raccolta firme promossa dall’architetto Gianluca Ballarin che ora è stata anche pubblicata su Change: http://chng.it/6wcHWgvT . 

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