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Un miliardo e mezzo a Marghera

Fonte: Il Gazzettino del 14-07-2020

Un miliardo e mezzo di euro. Tanti sono i soldi che le aziende dell’area industriale veneziana hanno investito tra il 2018 e il 2019, e stanno continuando a spendere, per nuovi impianti e ristrutturazioni. 600 milioni di euro nel 2018 e ancora di più nel 2019 (con la riconversione della centrale termoelettrica Palladio dell’Enel a Fusina, l’installazione in Fincantieri della gru a cavalletto più grande d’Europa, il nuovo parco fotovoltaico di Eni su 7,3 ettari del petrolchimico con oltre 8 mila pannelli solari per una potenza di 8 Giga Watt, la progettazione da parte di EniRewind di un nuovo impianto per la trasformazione di rifiuti organici in carburanti nella strada tracciata dalla Bioraffineria): non male per un’area che per decenni è stata definita moribonda. L’ingegner Sergio Lucchi ha tracciato la mappa del percorso più recente compiuto dall’area; lo ha fatto nell’ambito della relazione letta durante il Consiglio di amministrazione dell’Ente Zona Industriale che riunisce la maggior parte delle realtà produttive insediate nei 2 mila ettari di Porto Marghera, e che (dopo l’assemblea dei soci) lo ha riconfermato alla presidenza per il triennio 2020-2022.

LA CONFERMA

Il miliardo e mezzo di euro d’investimenti è stato riconfermato dalle aziende coinvolte, nonostante la paralisi economica provocata dal lockdown per combattere la pandemia da Covid-19. E questa è un po’ la cifra di quest’area industriale che, come ha ricordato Lucchi, è nata durante la prima Guerra Mondiale, «ha superato la Seconda Guerra Mondiale con danni, ma sapendo risorgere dalle ceneri, ha attraversato diverse crisi industriali ed economiche, e anche questa volta saprà adattarsi ai mutati scenari economici e sociali e continuerà a contribuire a sostenere il Pil della nostra Nazione». D’altro canto anche durante questi mesi di chiusura Porto Marghera ha continuato a lavorare: se si prendono i codici Ateco (la classificazione delle Attività economiche) elencati dal Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 22 marzo scorso, quello che indicava i settori produttivi che potevano continuare l’attività in quanto strategici e funzionali all’economia nazionale, e si confrontano con i codici delle attività presenti a Porto Marghera, oltre il 51% delle imprese insediate a Porto Marghera (471 aziende su 915) vi rientrano all’interno e, delle aziende associate all’Ente Zona, ben il 56%. Le imprese industriali veneziane, dunque, hanno continuato a lavorare perché la loro funzione strategica per l’economia nazionale non poteva ammettere che i cicli dei settori chimico, energetico, fornitura di combustibili, e in particolare alimentare, potessero essere interrotti. Ecco perché Lucchi nella relazione per il 2019 ha sottolineato che, alle caratteristiche già evidenziate negli anni scorsi di una Porto Marghera che rappresenta ancora una realtà attiva e ricca di iniziative industriali importanti per economia e occupazione, va aggiunta un’ulteriore connotazione: «La resilienza, cioè la grande capacità di resistere agli impatti, e questo ci fa essere ottimisti per il futuro».

IL FUTURO

Futuro che dovrà essere fatto anche di Zls, ossia della Zona logistica semplificata su 385 ettari non utilizzati tra Marghera e Rovigo, capace di produrre 2,4 miliardi di ulteriori investimenti e 26 mila nuovi posti di lavoro tra diretti e indiretti. Per cogliere i frutti di tutti questi impegni e distribuirli ai cittadini bisogna superare, però, un ostacolo che il presidente Lucchi da anni ormai evidenzia, la burocrazia: «Per competere sui mercati, l’approccio al tema dei permessi, delle autorizzazioni, delle approvazioni dei progetti deve cambiare radicalmente. Solo se le nostre imprese saranno agevolate nell’iniziare una nuova attività, nell’ampliamento di quella esistente e nell’accesso al credito, si creeranno le condizioni per superare le crisi come quella attuale». Tre esempi di inefficienze? L’escavo dei canali portuali, le bonifiche («non è pensabile che, come nel 2019, il ministero dell’Ambiente svolga una sola Conferenza di Servizi per il Sin di Porto Marghera»), e la gestione delle acque, in particolare di quelle meteoriche che le aziende non riescono a gestire a causa di vincoli burocratici e autorizzativi ventennali.

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