Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Un tasso del 240% Fra i trenta taglieggiati un solo imprenditore ha rotto il silenzio

Fonte: La Nuova Venezia del 16-06-2020

Minacce di morte o violenze, estorsioni, prestiti a tassi d’usura. Una trentina gli imprenditori del litorale che negli anni ha avuto un assaggio in prima persona del metodo camorristico con cui il “clan Donadio” esercitava il controllo sul territorio. Uno solo, però, ha deciso di costituirsi parte civile. Uno solo, accanto a istituzioni e sindacati, a rompere il muro del silenzio. Si tratta di Ludovico Pasqual (rappresentato dall’avvocato Augusto Palese) che per un “finanziamento” di 12 mila euro, si è ritrovato con un tasso mensile del 20% (il 240% l’anno), costretto a cedere al gruppo un appalto per lavori di dipintura e il contratto preliminare di un appartamento, per un valore di 140 mila euro. Fino al fallimento.

Secondo l’accusa, i sodali di Donadio si erano dati da fare. «Se entro questa sera non mi porti i soldi ti do fuoco con tutta la macchina», la minaccia di Francesco Verde. «Non aspetto più, devi darmi i soldi», la pressione di Antonio Pacifico, con le mani strette alla gola. E ancora Raffaele Buonanno a incalzarlo a «vendere la macchina, vestiti, tutto quello che hai per restituire i soldi». E così era stato. Del resto, il tono delle minacce al mondo imprenditoriale era quello tipico dell’intimidazione senza scrupolo, anzi da ostentare con vanto per il ruolo di supremazia sul territorio. Un ruolo conquistato a suon di intimidazioni, spesso anche di aggressioni. «… Ma io lo faccio picchiare da uno… non ti preoccupare, adesso ti faccio vedere se li caccia… deve cacciare i soldi adesso… se mi risponde il compariello mio lo faccio picchiare da lui e poi lo faccio venire qua e gli do il resto», così Luciano Donadio in una delle tante intercettazioni agli atti.Episodi continui, come è emerso nel corso delle indagini. Eppure, tra chi è stato taglieggiato è prevalsa la voglia di mettere la parola fine alla vicenda una volta per tutte. Non è così per le associazioni (Libera), istituzioni (ministero dell’Interno), enti locali e sigle sindacali (Cgil) che hanno deciso di voler dare un segnale forte contro una «mafia sempre più pervasiva e minacciosa per il nostro tessuto economico e sociale».

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Grazie, l'iscrizione è avvenuta con successo. Controlla la tua mail e clicca sul link per confermarla.